John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

in Vespa a Capo Nord

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Filippo Logli
IN VESPA A CAPO NORD
Edizioni ÉXÒRMA

"Ho imparato a giostrarmi tra il cambio al manubrio, il freno a pedale la miscela di benzina e olio da versare nel serbatoio. L'ultimo scooter che ho guidato, anni fa, era completamene automatico: bastava premere un bottone, accelerare, frenare, punto. Ora mi rendo conto di cavalcare qualcosa di più di un semplice motorino. Questo è un pezzo di storia, è un'opera meccanica. Trasmette tutte le emozioni di chi l'ha progettata meticolosamente, di chi l'ha costruita con dedizione e dei milioni di persone che l'anno sognata, guidata e amata".

Imbattermi in righe come queste già a pagina 13 è stato illuminante: quanto ha fatto e scritto Filippo Logli è un qualcosa, nella sua normalità, destinato a non passare inosservato. Quanto hanno fatto lui e Alessandro Pierini, suo compagno d'avventura e autore delle foto pubblicate nel volume, è si un'impresa, ma non sono stati i primi e di certo non saranno gli ultimi a puntare il manubrio di una Vespa verso il Circolo Polare. A fare la differenza dai tanti è l'arte di saper condividere la propria esperienza, e in questo Filippo si dimostra un vero fuoriclasse, tanto da cominciare a contagiare il prossimo con il suo entusiasmo ancora prima di mettersi in strada. Un entusiasmo tanto contagioso da riuscire nell'impresa, tentata da molti e riuscita quasi a nessuno, di avere l'appoggio ufficiale della Piaggio, con tutte le benefiche conseguenze che, a cascata, ne deriveranno.
Nelle pagine di questo "In Vespa a Capo Nord", ancor più che in tante altre di cui si parla in questo Weblog, la Vespa è vera protagonista, e con lei gli aspetti più caratteristici del mondo vespistico, quale l'associazionismo, ritagliando un ruolo non secondario al Vespa Club Pontedera ed ai soci che ne fanno parte, a cui Filippo si confida e si affida nella sua iniziazione di vespista. Un approccio umile alla Vespa e al viaggio in Vespa, per un racconto che non cade mai nella tentazione di toni epici che sarebbero fuori luogo nella descrizione di un viaggio che è una vacanza.
Ancora prima di partire e nei primi giorni di viaggio uno stillicidio di guai meccanici mettono subito alla prova la tempra dei viaggiatori. Una serie di inconvenienti che finiscono per arricchire la storia con i personaggi che di volta in volta li aiutano a trovare una soluzione. Guasti e riparazioni danno un piccolo valore aggiunto al libro, in una sorta di piccolo vademecum scritto tra le righe del racconto, utile a chi desiderasse mettersi in strada con una Vespa.
Il racconto del cammino verso Capo Nord si intreccia col ricordo di precedenti esperienze e dei mesi trascorsi in Sud America da Filippo, così come l'inaspettata crociera (con Vespa al seguito!) alla volta delle Isole Lofoten lo porta a ricordare la sua traversata oceanica in barca a vela.
Filippo parte quindi che è già un viaggiatore ricco delle molteplici esperienze vissute lontano da casa e per lungo tempo, ma torna arricchito dall'essere diventato vespista...

"La PX fila veloce nel vento che ci sospinge da dietro e alla guida mi sento un tutt'uno con essa. Dopo tutti questi chilometri la sento sempre più mia, ho imparato a percepire i piccoli segni che mi manda, a rispettarla. Va trattata con le cautele e le attenzioni che i suoi anni richiedono, ma è uno spirito forte, dai tratti gentili e dall'anima indomabile".

...e anche Alessandro non resta indifferente:

"La voglio anch'io una Vespa. Quando torno me ne compro una. D'epoca, eh!".

Se si vuol proprio fare una critica a Filippo è quella di aver forse lasciato un po' troppo a margine del racconto il suo compagno di viaggio. Qualche pagina scritta in prima persona da Alessandro avrebbe arricchito di un differente punto di vista la cronaca del viaggio.
La narrazione segue serrata le tappe del cammino, con buon ritmo, il "rischio" è quello di lasciarsi prendere dalla curiosità finendo per leggersi il libro tutto di un fiato.

Una nota a parte la merita anche il volume in quanto oggetto. La realizzazione tipografica denota l'attenzione dell'editore per la confezione del volume, rilegato, con la copertina morbida che nei risguardi ha le mappe del viaggio sempre a portata di mano. Mi piace sottolinearlo, oggi che si è portati a pensare che un libro possa anche essere soltanto un file di testo da scaricare sul proprio lettore. Parte dell'emozione della lettura sta anche nel maneggiare un volume di qualità.

INCIPIT
Non è un hobby, non è soltanto una passione. Viaggio perché non potrei fare altrimenti.


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