John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Uno sporco lavoro

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UNO SPORCO LAVORO
Bruno Morchio
Garzanti

"La Vespa risale tra i padiglioni dell'ospedale di Villa Scassi tossicchiando come una vecchia caffettiera..."
Trovare la Vespa come prima parola nell'incipt del romanzo credo rappresenti un caso più unico che raro in questa nicchia letteraria che è la narrativa vespistica.
"Uno sporco lavoro" per usare un termine in uso alla cinematografia è il prequel attraverso il quale Bruno Morchio racconta i primi passi di Bacci Pagano in quello che diventerà il suo mestiere di investigatore privato. Un primo incarico ben pagato che non sembra nascondere particolari difficoltà, nulla su cui indagare, si tratta solo di fare da bodyguard a un facoltoso manager e alla sua famiglia durante la loro villeggiatura estiva in quel di Pieve Ligure, in una lussuosa dimora che si affaccia sul mare.

"La mia vecchia Vespa era rimasta ferma quasi dieci anni e aveva bisogno di un meccanico, ma mi mancavano i soldi per farla aggiustare. I magri risparmi ereditati dai miei li avevo dilapidati e il resto l'avevo investito per rimettere ordine la casa, acquistare qualche vestito decente, regolarizzare l'attività di investigatore privato e affittare un buco d'ufficio in piazza De Marini. Avevo fretta di cominciare a lavorare e guadagnare, a tutto il resto avrei pensato dopo."

A Bacci quei soldi fanno troppo comodo e non sta troppo a considerare di essere arrivato a quel lavoro grazie all'intercessione di un amico che è anche un balordo. Sulle prime l'incarico sembra proprio essere una sorta di vacanza ben retribuita, dove lavorare è anche godere non solo dell'ospitalità ma anche delle grazie di Maria, la disinvolta babysitter del piccolo di casa, pronta a cedere al fascino del giovane investigatore. Nel volgere di poco tempo però l'idilliaca permanenza prende il tono cupo di una vicenda che lo segnerà nel corpo e nell'anima.
Questo noir di Bruno Morchio ambientato negli anni Ottanta disegna con efficacia il clima di intrecci tra politica e malaffare che si respirava nell'Italia di quegli anni, e nel contempo dipinge un convincente ritratto di colui che diventerà il protagonista dei suoi romanzi. L'attenta descrizione del carattere psicologico dei personaggi è uno dei tratti caratteristici e più apprezzabili della scrittura di Bruno Morchio - probabilmente grazie alla sua inclinazione professionale, e per il lettore è naturale entrare da subito in empatia con loro.
La narrazione si sviluppa sul filo del ricordo, dove le vicende passate si alternano a pagine in cui il focus torna ai giorni nostri, in una stanza d'ospedale, dove Bacci è in visita a Maria e insieme a lei ripercorre i momenti di quella che, sotto tutti i punti di vista, fu davvero una calda estate.

(NdR: curiosamente in questo romanzo la Vespa di Bacci Pagano non è il solito PX color amaranto che avevamo imparato a conoscere in altri volumi della saga dedicata all'investigatore genovese, ma una Sprint Veloce di colore bianco...).

UNO SPORCO LAVORO
Bruno Morchio
Garzanti

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