John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Non c'è stata nessuna battaglia



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NON C'È STATA NESSUNA BATTAGLIA
Romolo Bugaro
Marsilio

Leggere questo romanzo è un po' come raccogliere, pagina dopo pagina, tanti pezzi. Solo alla fine si riesce a metterli assieme per andare a comporre il quadro conclusivo della vicenda. Una lettura piacevole, che però richiede un minimo di impegno per tenere il filo dei vari accadimenti, sparpagliati nel tempo.
"Si sente un rombo piuttosto forte di moto e motorini in avvicinamento da qualche punto nella distanza. Mi volto a guardare e vedo questo sciame di Vespe e Ciao e Boxer e Caballeri sbucare da via Umberto...". 
Tanti i personaggi, ed è forse questo a complicare la lettura, anche perché non sempre sono i protagonisti a narrare gli eventi più significativi, ma "comparse" marginali, che una volta fatta la loro parte tornano nell'ombra. La vicenda prende il via alla metà degli anni Settanta e racconta la vita di un gruppo di amici, adolescenti inquieti, e non potrebbe essere diversamente per una generazione che si è trovata a crescere in una realtà politicizzata come era la Padova di quei tempi, quando gli echi del '68 si erano sopiti mutando pelle in quelli che sarebbero poi stati definiti gli anni di piombo. I protagonisti cercano di vivere la loro età tenendo a distanza tutto questo, tuffandosi nella straordinarietà dell'epica giovanile:
"Ci mettiamo a parlare del tizio che ha distrutto l'impianto luci del Jam (...), dell'altro a cui è esplosa la Vespa sotto al culo perché aggiungeva alcol alla miscela per andare più forte. Risate, sghignazzate..."
Le vite dei protagonisti si incrociano nella frequentazione delle diverse compagnie cittadine, dove i figli del proletariato si mischiano a quelli della piccola borghesia, un eterno slalom tra amicizie esagerate, amori, incomprensioni, piccoli e grandi drammi. Vite legate tra loro più di quanto gli stessi protagonisti possono immaginare, dove un episodio come tanti, una scazzottata tra ragazzi, finirà per tracciare il confine diventando lo spartiacque nella loro esistenza.
"È passato così tanto tempo, Aby. Sembra la vita di un altro. Ma non è la vita di un altro. Sono ancora tutti lì, che ridono e fanno casino prima di tirare giù i motorini dal cavalletto e mettere gli occhiali da sole e dare gas."
Bugaro dipinge un quadro neorealista delle circostanze vissute dai protagonisti del libro, con le quali si troveranno a dover poi fare i conti in età adulta. Qualcuno non c'è più, qualcun altro è alle prese con il divorzio e qualcuno è in lotta con figli adolescenti, turbolenti quanto lo erano stati i genitori, ma senza più la scusante degli anni del terrorismo e dell'eroina. La costane è che per tutti, i giovani di oggi come i giovani di ieri, gli anni dell'adolescenza resteranno per sempre un periodo mitico della loro esistenza. Per i protagonisti l'autore ha scelto nomi che richiamano la gergalità di quegli anni, c'è GMT, c'è il vecchio Andrea, c'è il Cardo e c'è miss Canova e soprattutto c'è lui, Nick The Best One, sempre presente e sempre citato col suo soprannome tutto intero.
"La salita di Tramonte è ripida e devo tirare il motore sulla seconda e sulla terza, nonostante le modifiche dell'amico meccanico del vecchio Andrea. (...) Ogni tanto prendo qualche buca o qualche sasso e sento la botta attraverso il manubrio. La Canova, seduta dietro, si tiene staccata da me, probabilmente ha paura che sembri un'avance e preferisce il rischio di cadere."
I lettori patavini potranno riconoscersi nella toponomastica dei luoghi, da piazza Garibaldi a Prato della Valle, e dei tanti locali dell'epoca, citati nel racconto. È vero, forse battaglie vere e proprie non ce ne sono state, ma la ricerca della felicità a volte può essere anche più spietata di un combattimento.
"La marmitta Pinasco canta che è una bellezza e la luce della notte è talmente chiara che non servono fanali e accelero ancora, e il grande GMT seduto dietro si alza un poco dalla sella e apre le braccia come fossero ali di un aliante per decollare verso il cielo pieno di stelle, e allora anch'io lo faccio, cazzo, anch'io mollo il manubrio della Vespa lanciata a tutta birra lungo la strada deserta e apro le braccia come fossero le ali di un aliante e grido  «Yyyeeeaaahhh, yyyeeeaaahhh», e così voliamo incontro alla luna...".

NON C'È STATA NESSUNA BATTAGLIA
Romolo Bugaro
Marsilio

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