John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Non solo Vespa (è "tornato" Ted Simon!)

"Chilometri di parole in Vespa" è una rassegna dedicata alla raccolta e alla segnalazione di quanto viene dato alle stampe in lingua italiana, in quel particolare genere letterario da me definito "letteratura vespistica", partendo dalla narrativa "di viaggio" ovviamente, per sconfinare in altri generi quale il giallo e il noir oltre alla narrativa classica. Poche le eccezioni.

Eccezione inevitabile (a conferma della regola!) per Ted Simon. Così come un anno fa, quando celebrammo "Jupiter", oggi non è possibile ignorare l'uscita del suo seguito, "Sognando Jupiter". A trent'anni di distanza dal primo, ecco un altro giro del mondo e un nuovo libro (leggi tutto).
E siccome non è mai troppo tardi ecco un libro che vide la sua prima edizione nel 1996. Un volume a cui sono arrivato grazie alla segnalazione di un attento lettore di questo Weblog, che ringrazio, invitando tutti a imitarlo! Sarebbe stata una grave lacuna dimenticare un libro come "Bastogne", che trasuda Vespa fin dalla prima pagina (leggi tutto).

Non poteva mancare infine un titolo di narrativa di viaggio, ma non fatevi ingannare dal titolo: questo "Al mare in Vespa" è molto di più che la semplice cronaca di una vacanza in Vespa lungo le coste dello stivalone nazionale, da Ventimiglia a Trieste (leggi tutto).

Sognando Jupiter

Ted Simon

Un’incomprensibile falla del sistema editoriale per lunghi anni ha privato i lettori italiani delle pagine di un classico della letteratura motociclistica di viaggio quale è “Jupiter”. A questa lacuna ha posto rimedio nel 2010 la Elliot e sempre grazie a Elliot, a solo dodici mesi di distanza, possiamo tornare a viaggiare sulle pagine più recenti di Ted Simon. Il resto del mondo per farlo ha dovuto attendere trent’anni. Tanti ne erano trascorsi da quel suo primo leggendario giro del mondo meravigliosamente narrato. Ted Simon, incurante dell’anagrafe, è ben lontano dal considerarsi motociclisticamente pensionato nonostante un viaggio del genere non aiuti certo a ignorarlo:
“Mai prima di quel momento ero stato così dolorosamente cosciente della mia età”.
Rimonta quindi in sella, lascia la Triumph per una BMW (un vero peccato non abbia pensato a una Vespa!) e riprende la strada per scoprire cosa è cambiato dopo tanti anni nel mondo, in quegli stessi luoghi da lui già attraversati:
“Ora, dopo tutti questi anni, è impossibile che quegli uomini siano ancora qui. E anche se ci fossero, cosa mai potrei rappresentare io, per loro? Perché dovrebbero ricordarsi di me, quando in migliaia son passati di qui, da allora? Ero venuto per scoprirlo.”
Ed è grande la sua gioia quando riesce a ricucire il filo della storia.
“Incredibile, mi dissi, come semplicemente facendo ciò che desideravo - girare il mondo -, senza alcun intento altruistico, avessi influenzato la vita di tante persone incontrate lungo il cammino. Anche se, ovviamente, il merito era loro, perché mi avevano spalancato braccia e cuore.”
In tanti, pur non avendo mai incontrato Ted Simon di persona, hanno in qualche modo cominciato a guardare alla loro esistenza con uno sguardo diverso dopo aver letto le sue pagine. Molto probabilmente la magia tornerà a ripetersi con questo “Sognando Jupiter”: è immutato infatti il suo entusiasmo nell’approccio al viaggio, sebbene più consapevole e ponderato. A volte i volumi successivi a un best seller patiscono un calo di tensione rispetto ai primi. Non è certo il caso di “Sognando Jupiter”, dove Ted Simon non si risparmia e mette su carta non solo i chilometri ma anche il suo cuore: l’amore venne a scandire alcune tappe del suo primo giro del mondo e non poteva essere diversamente in questa nuova avventura.
“Evidentemente l’esperienza del viaggio amplifica talmente la sensibilità e la gioia dell’esser vivi che queste emozioni devono trovare uno sbocco e, nel mio caso, l’amore è la più immediata delle vie di sfogo.”.
In trent’anni di cose al mondo ne erano cambiate parecchie. Il modo di comunicare tra le persone, la maniera di condividere esperienze ed emozioni. Ted Simon non poteva restarne immune e per questa sua nuova partenza nell’era di Internet impensabile non trovarsi a fare i conti con il Web:
“L’improvvisa consapevolezza di quanto ero cambiato mi colpì come un pugno nello stomaco. Ero davvero diventato comunicazione-dipendente, passavo il tempo a ricevere e inviare email, a pubblicare post sul mio sito... e non ero più capace di abbandonarmi, semplicemente e serenamente, alle situazioni e ai luoghi dove mi trovavo. Che fine aveva fatto quel “Giove” che in India si era seduto ad aspettare placido sotto un albero, certo che prima o poi sarebbe arrivato un aiuto e, con lui, una nuova avventura?”.
Ted Simon parte per questa sua seconda grande avventura all’inizio del 2001, incosciente, come lo era del resto tutta la civiltà occidentale, di quanto sarebbe cambiato il nostro modo di vivere a partire dall’11 settembre di quello stesso anno. Inevitabili, ma non solo per le conseguenze di quella data, le sue considerazioni nell’epilogo del romanzo:
“Negli anni Settanta tornai dal mio viaggio con in mente la stravagante immagine della razza umana come un cancro che devasta la terra. Oggi non c’è più niente di stravagante in quel paragone”.

Da leggere, perché è solo viaggiando con se stessi che ci si può avvicinare ai propri confini.

L’incipit.
“Nei miei ricordi appare come un fantasma, una figura senza contorno, poco più di una presenza che si dilegua appena cerco di metterla a fuoco e prende vita se mi distraggo. Quando ci siamo conosciuti, trent’anni fa, per me non rappresentava altro che una curiosità senza importanza, ma ora è riemerso da qualche piega dell’inconscio, acquistando forza. Era un marinaio sulla Zoe G, l’unica nave che all’epoca accettò di portare me e la mia moto dall’Africa al Sud America."

SOGNANDO JUPITER
Ted Simon
Ed. Elliot

Questo volume è disponibile nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Bastogne

Baldini Castoldi Dalai

Bastogne” (1996) è stato il secondo volume dato alle stampe da Enrico Brizzi, scrittore bolognese. Era balzato in vetta alle classifiche due anni prima con il suo romanzo d’esordio “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”.
“Bastogne” è un noir che trasuda Vespa fin dalla prima pagina. Un romanzo duro e violento, in apparenza mal si concilia con la comune idea che si ha della Vespa e dei vespisti. A fare da sfondo a questa vicenda ambientata negli anni ‘80 le strade di Nizza e dintorni, dove i protagonisti hanno buon gioco per sfuggire e nascondersi dopo aver dato il peggio di loro. Fin da quando, adolescenti votati alla tossicodipendenza, fanno dello spaccio la loro fonte di sostentamento. E poi rapine, stupri, omicidi, in un’escalation che è una discesa negli inferi dell’autodistruzione. Protagonista della storia è Ermanno Claypool:
“Sono uscito in Vespa senza una meta precisa. Ho comprato da un tale una sella biposto a pelle di dalmata, così ci si sta in due, comodi e maragli, sulla mia special verde inglese, brava a schiodare a pieni giri lungo tutte le preferenziali della città sotto gli occhi orzajuoli delle guardie municipali.”
Questa Vespa sarà sua compagna e complice per tutto il romanzo, come suoi complici sono Raimundo, Dietrich e Cousin Jerry, il cugino. Una vicenda dall’epilogo amaro, così come amara è un po’ tutta questa storia. Ma è bello leggere che proprio da una Vespa nasce la speranza di ritrovare un’esistenza più matura e consapevole.
“Il cliente è lei, dice il meccanico. Scuote la testa, dice: Comunque se è proprio una questione affettiva... e finalmente si decide ad affrontare il groviglio di biciclette e ferraglia che tengono il vecchio special prigioniero. C’è giusto il tempo di fumare una meravigliosa, e poi la Vespa color verde immatricolata nell’80, spinta a mano dal meccanico, è già pronta a lato del marciapiede. Intanto le pago questa dice Ermanno. E poi vorrei dare un’occhiata ai vecchi pezzi di ricambio...”

Da leggere, perchè andare in Vespa non è sempre e solo avere le ali sotto ai piedi.

L’incipit.
“Un giovedì dell’aprile 1984. Pomeriggio. Parcheggiamo le vespe con frenata sghemba giusto sotto casa della sbarba Occhi-blu. Chiudono la catena, così, per sicurezza. Può sempre esserci qualche malintenzionato che scorrazza nei paraggi, anche qui nei quartieri dei ray-ban a goccia, delle televisioni a colori e delle altissime fedeltà superstereo. Ermanno guarda con ammirazione bambinesca Cousin Jerry, sorta di monumento vivente alla vita dispari, ne imita i movimenti.”

Enrico Brizzi

Questo volume è disponibile nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERITARIA

Al mare in Vespa

AL MARE IN VESPA
Marco Giovannelli
self publishing by ilmiolibro

Vuoi per le ridotte dimensioni del volume, vuoi per il titolo maliziosamente vespistico, può essere facile farsi ingannare dalle apparenze e prendere sottogamba questo “libretto”, sicuri di inciampare in una cronaca vacanziera sotto il segno della Vespa. Nulla di più sbagliato. Al lettore più attento non sarà sfuggito un dettaglio della copertina dove si legge della prefazione curata da Concita De Gregorio, all’epoca di questo viaggio direttore de “l’Unità”. Fu infatti con la sua benedizione (se così vogliamo dire... “Non ce la fai, muori.”, le sue testuali parole) che Marco Giovannelli, dopo averle confidato della sua idea di ripercorre in Vespa il viaggio compiuto venticinque anni prima da Michele Serra (il periplo della costa italiana, da Ventimiglia a Trieste, a bordo di una Fiat Panda narrato nel libro “Tutti al mare”), si decise a realizzare questo suo sogno troppo a lungo rinviato:
“L’idea è nata tanti anni fa, complici Nanni Moretti e Michele Serra. A loro si sarebbero poi aggiunte le imprese mitiche in Vespa, raccontate in quattro bei libri, di Giorgio Bettinelli.”.
Il banale diario di un viaggio turistico non avrebbe avuto l’attenzione giornaliera di un quotidiano a diffusione nazionale come l’Unità (oltre a quella di diversi altri media di informazione quali La Prealpina, VareseNews e Radio NumberOne). L’intento di Marco Giovannelli è stato quello di vedere con i suoi occhi cosa era cambiato - e come - nel nostro Paese in un quarto di secolo. Un percorso attraverso i luoghi ma soprattutto tra la gente:
“Pescatori, imprenditori, maestre, cuochi, operai, ex calciatori, scrittori, giornalisti, assistenti sociali, impiegati, albergatori, artisti, professori, bibliotecarie, gestori di locali, amministratori, politici e dimenticherò qualcos’altro ancora. Sono stati loro i protagonisti del mio viaggio in Vespa per tutto il mese di agosto, in giro per le coste italiane, da Ventimiglia a Trieste.”

Il tutto osservato da quel particolare punto di vista privilegiato che è il sellino di una Vespa.

Di tante persone e personaggi incontrati da Marco Giovannelli voglio citarne uno su tutti, Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Acciaroli, la cui testimonianza in queste pagine è diventata, suo malgrado, il suo testamento, ucciso in un agguato pochi giorni dopo la conclusione di questo viaggio:
“Ciao Angelo, solo Hemingway avrebbe potuto raccontare il Tuo amore per la Tua gente, la Tua passione per la Tua terra. Il mare del Cilento sia sempre spumeggiante per il tuo sorriso”.

Da leggere, perché leggere di un giro d’Italia è un buon punto di partenza per pensare al giro del mondo.

L’incipit.
Le cozze, un buon filo conduttore del viaggio. Certo, da evitare con cura quelle tossiche di Porto Marghera, ma in ogni caso questo mollusco campeggia e trionfa sulle tavole di tutte le località marine. Con la partenza fissata da Ventimiglia come farsi scappare una chiacchierata con quello che è considerato, a furor di popolo, il “re delle cozze”.

AL MARE IN VESPA
Marco Giovannelli
self publishing by ilmiolibro

Nota: il mio ruolo di recensore in chiave vespistica mi impone una riflessione... come è possibile, mi domando, mettersi in testa di realizzare e portare a termine un Viaggio in Vespa (“V” maiuscole!) di quasi cinquemila chilometri, scriverne la cronaca giorno per giorno per un mese intero, per non trovare poi in tutto il libro nemmeno un paio di righe di attenzione per la Vespa? La scelta di questo mezzo non è stata ne logica ne casuale ma emozionale, possibile che nessuno di questi chilometri in Vespa abbia suscitato un’emozione degna di essere riportata?

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