John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Sulle ali di un APE

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Sulle ali di un Ape
di Paolo Brovelli


Premessa: se non ci si sofferma all’apparenza, a mio giudizio, la differenza tra una Vespa e un’Ape è solo una sola ruota in più. Null’altro. Di conseguenza non c’è molta differenza nemmeno tra chi per viaggiare sceglie la Vespa oppure, come in questo caso, l’Ape. Lo spirito curioso del viaggiatore attento trova, sia nella Vespa che nell’Ape, l’incubatrice perfetta in cui maturare con pazienza. Il ritmo lento imposto al cammino è solo un aiuto e mai un ostacolo, ce lo racconta anche Paolo Brovelli, l’autore di "Sulle ali di un Ape":

"L’obbligo di fermarsi spesso per fare raffreddare il motore ci ‘costringe’ a entrare in contatto con luoghi e persone, odori e sapori che altrimenti non noteremmo, e così riflessioni e stimoli mutano, si moltiplicano."
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Inevitabile quindi che, alla fine del viaggio, anche l’apenauta si ritrovi a vergare su carta le sue peregrinazioni.
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"La Via della Seta, Istanbul, Teheran, Persepoli, Samarcanda, il Pamir, l’Himalaya, il deserto del Gobi, Pechino (...). Una sagra dei luoghi mitici del continente, che già nel nome ci senti il profumo del viaggio."
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Credo bastino queste poche righe tratte da una delle prime pagine di "Sulle ali di un Ape" a dare un’idea della straordinaria avventura vissuta dall’autore e dal suo compagno di viaggio, Giorgio Martino nel corso della loro EurAsia Expedition 1998. La conferma di questa straordinarietà è nei numeri di questo viaggio:
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"212 giorni, 25.001 chilometri, 19 Paesi (9 europei e 10 asiatici), 6 deserti, 5 valichi oltre i 3000 metri, 4 oltre i 4000, (...) 278 pagine di appunti dopo la partenza dalla Torre di Belem all’agognata meta."

Quello di Brovelli e Martino è un viaggio di ricerca, compiuto tra l’aprile e il novembre del 1998. La partenza è da Lisbona, all’estremo ovest del Vecchio Continente, e poi via, fino a Trieste, dove si conclude l’antipasto del lungo cammino. Il viaggio vero alla volta dell’est inizia da li, attraverso i Balcani, usciti solo da poco dal tunnel della guerra, ed è una preziosa testimonianza di quel periodo. Lasciata l’Europa ecco la Turchia, il Medio Oriente e poi l’Eurasia, fino alla Cina. Un crescendo di difficoltà che è sempre più coinvolgente, come solo può esserlo un viaggio lungo sette mesi:
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"Dopo mesi di viaggio lento e meditato tutto mi sembra normale. Una normalità primordiale, mista di stupore, piacere e serena accettazione. Tutto è sorpresa, ma la sorpresa è norma, in un itinerario tanto lungo e complesso."
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A ogni tappa del viaggio, a ogni sosta, un incontro. Persone, testimonianze di un’ospitalità spesso spontanea e generosa e altre volte "interessata", dove per interessata si intende la curiosità con cui genti che riteniamo meno evolute "approfittano" dell’arrivo di uno straniero per informarsi ed arricchirsi reciprocamente, dando prova di grande cultura e civiltà.
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"Di città in città, da un paesaggio all’altro, tra poveri, ricchi, intellettuali, reietti ci muoviamo spontanei e liberi. Semplici, ci adattiamo a questa persona o a quella tribù, al cibo e al clima, sorseggiando oggi un caffè a Teheran, domani un tè tra i gulistan di Shiraz. Il nomadismo diventa una condizione naturale."
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Ci sono voluti più di otto anni dalla conclusione del viaggio perché questo libro fosse dato alle stampe, ma a rendere attuale questo diario di viaggio è proprio il ritmo lento imposto dall’Ape, che annulla le distanze e da chilometriche le fa temporali. Da Lisbona a Pechino, dall’Occidente all’Estremo Oriente, non ci sono qualche migliaio di chilometri che potrebbero essere coperti in una decina di ore di volo, ma sette mesi di cammino. Quindi il viaggio di otto anni prima potrebbe essere stato fatto ieri, domani, così come secoli fa, a un’andatura solo di poco più veloce di quella che poteva avere un carro. Ma lo spirito del viaggiatore rimane quello di allora, instancabile e insaziabile:
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"Avevo sempre pensato che un viaggio tanto lungo mi avrebbe appagato del tutto, avrebbe finalmente sopito la mia voglia di vagabondare, la mia sete di viaggi, ma non è così."
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Paolo Brovelli
SULLE ALI DI UN APE
Casa Editrice Corbaccio

Questo libro di Paolo Brovelli è presente nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA




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