John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Un cadavere in redazione

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“L'aria era calda. La Vespa partì al primo colpo. E così, il tram, che stava per stamparsi sul suo culo. Invece, per fortuna gli si stampò nelle orecchie il «Sei un grande pirla!» del tranviere. Grande Pirla con Grande Vespa, pensò...”.
Il Grande Pirla sulla Grande Vespa protagonista del romanzo scritto a quattro mani da Manca e Colla risponde al nome di Carlo Passi, cronista di nera del quotidiano “Il Giorno”. La Grande Vespa è ciò che gli resta dopo che mani ignote hanno distrutto dandole fuoco la sua “Rossa”, un'Alfa Romeo Giulietta Spider. La Grande Vespa invece è beige: “...se ne stava lì appoggiata al marciapiede (…). Non era un'alternativa, ora era il mezzo di locomozione. L'unico.”. È con lei che Carlo Passi si muove per le strade della Milano del 1963. Enrico Mattei – presidente dell'ENI nonché fondatore del quotidiano per cui lavora – è morto da qualche mese, vittima di un incidente aereo che definire sospetto è dire poco. Un episodio ancora oggi controverso della storia recente del nostro paese la cui ombra resta a margine della trama di questo noir. Carlo Passi si trova tra le mani un misterioso incartamento che getta una luce inquietante su quelli che in apparenza potrebbero essere catalogati come delitti di ordinaria criminalità, ma la posta in gioco sembra essere molto più alta: una trama di potere che potrebbe mettere in pericolo la stabilità nazionale della ancora giovane democrazia italiana. L'indagine con i suoi sviluppi porta il lettore a conoscere una città assai diversa dalla Milano da bere che verrà, una metropoli con le radici nelle cascine di periferia e l'anima nelle case di ringhiera. La descrizione dei luoghi è accurata, nelle pagine ambientate in redazione si respira l'aria pesante di quando fumare in ufficio era la normalità. Quando la scena si sposta in trattoria purè e mondeghili ingolosiscono il lettore.
“... la Vespa correva lungo i bastioni di Porta Volta. Sara era seduta dietro con le gambe di lato. Le braccia cingevano i fianchi di Carlo con una stretta gentile. Lui pensò che era tanto che non andava in scooter con una ragazza (…). Ora si sentiva tanto sul set di Vacanze Romane. La Sara un pochino assomigliava all'Audrey Hepburn, sottile com'era...”.
Le storia d'amore tra Carlo e Sara si intreccia a quella di violenza e potere tra uomini delle istituzioni senza scrupoli, faccendieri e doppiogiochisti. Gli ingredienti per un thriller ad alta tensione ci sono tutti, la narrazione è serrata – la vicenda si svolge e si risolve nell'arco di pochi giorni – ma ci vogliono parecchie pagine prima che la storia prenda il volo. Colpa forse dei numerosi personaggi che si affacciano in questo romanzo, sono tanti, memorizzarli e definire per ciascuno il proprio ruolo non è cosa semplice e nella prima parte del libro il rischio di perdere il filo della narrazione è concreto. Una lettura comunque godibile per la capacità dei due scrittori nel dipingere il quadro di un'epoca vista con simpatia anche da chi non l'ha vissuta, il tutto impreziosito dalla citazione di marche e prodotti ormai desueti, dall'Amaro 18 Isolabella all'impermeabile Rhodiatoce, dalle Nazionali Senza Filtro al Terital, cose di un tempo ancora ben presenti nell'immaginario collettivo di quegli anni, come anche la Vespa, la cui presenza nel romanzo, è bene specificarlo, è in dosaggio omeopatico.

Sinossi editoriale: Siamo nel 1963. I Beatles cantano Please, Please Me; in Italia le elezioni vedono uno spostamento di voti dal centro a sinistra e le trattative per formare il governo stentano. In una Milano di case di ringhiera, tram e osterie, si muove sulla sua Vespa Carlo Passi, trentenne diviso tra passione e cinismo. Lavora in un quotidiano nato da poco che sta cambiando il modo di fare giornalismo. È stato appena lasciato dalla bellissima collega Enrica Sala che lavora alla tv di Stato. Indagando sull’omicidio di due camionisti legato al traffico di petrolio, inciampano tutti e due in qualcosa di più grosso e inquietante. La Giulietta Spider di Carlo viene bruciata, qualcuno sta cercando una cartellina affidata al protagonista da un magistrato, ma la trama è destinata a infittirsi dando vita a un giallo che si svolge nell’arco di pochi giorni in mezzo a rapimenti, drammi sentimentali, confessioni dal passato e continui colpi di scena. Sullo sfondo: la morte di Enrico Mattei e le strutture parallele di una fragile democrazia. Tra storie d’amore, di servitori e traditori delle istituzioni, di faccendieri e coraggiosi idealisti, si dipana un noir avvincente che è anche un’incursione nel mondo del giornalismo nel cuore di una città che sta rinascendo e di un Paese che sta perdendo la sua innocenza.

Il luogo dove acquistare i libri sono le librerie, meglio ancora se sono librerie indipendenti. Se proprio non potete fare a meno di acquistare i vostri libri online prendete in considerazione di non rivolgervi al Moloch che ha monopolizzato gli acquisti online: sappiate che questo libro è disponibile tra i titoli a catalogo della LIBRERIA UNIVERSITARIA: acquistandone una copia attraverso i link pubblicati in questo Weblog una piccola percentuale della vostra spesa contribuirà al mantenimento di “Chilometri di Parole in Vespa”. Grazie!

Dodici giorni

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Dodici giorni. Meno di due settimane. Un periodo di tempo sufficientemente lungo perché un viaggio possa definirsi tale? Qualcuno potrebbe obiettare: dipende dai chilometri percorsi. Nello specifico “...più di quattromila”, chilometraggio certificato da un non meglio identificato “strumentino montato sulla Vespa di Enzo”, compagno di viaggio di Paolo Galmacci che ha condiviso con l'autore la strada narrata in queste pagine. Come spesso accade però a fare di un tragitto un viaggio non sono la quantità di giorni passati per strada o le migliaia di chilometri percorsi in quel determinato arco di tempo, ma piuttosto la sensibilità individuale di chi si trova a percorrere quel tragitto e la sua capacità di assorbire sensazioni e stati d'animo.

- Ma dove volete andare?
- In Belgio.
- In Belgio?
- Sì, andiamo al raduno mondiale delle vespe...
- Ehi, hai sentito? Questi devono arrivare in Belgio! Però di qui non vi conviene, dovete prendere l'autostrada.
- Noi non facciamo l'autostrada.
- Ah, già, la Vespa non ci può andare!
- No, le nostre vespe ci possono andare, siamo noi che non vogliamo, ci piace fermarci quando ci pare, osservare i posti, parlare con la gente...

Per partire, a volte, serve un pretesto. In questo caso la scusa per riempire lo zaino, caricarlo sul portapacchi e partire in sella ai propri scooter sono stati i Vespa World Days edizione 2013, che quell'anno si tennero ad Hasselt, in Belgio. Galmacci è più un vespista da strada che da vesparaduni, ma l'occasione di tornare in Belgio in sella al suo PX è troppo ghiotta. Il Belgio infatti, in qualche maniera, è stata una costante nella vita dell'autore, un paese che più volte ha incrociato la strada della sua vita. Era belga “una ragazza per niente carina” che fu il contatto epistolare che gli venne assegnato quando ancora era studente. E fu un belga anche il professore con cui condivise l'esperienza di uno scambio di docenti in ambito CEE, nei primi anni '90, esperienza lavorativa che lo portò a vivere per qualche tempo proprio nella cittadina capoluogo della provincia fiamminga del Limburgo belga. All'emozione del viaggio si somma quindi quella di tornare, a una ventina d'anni di distanza, in quella stessa città. Con il mega vesparaduno mondiale a fare da sfondo l'autore si trova a rivedere luoghi del suo passato che lo portano a ricordare quei suoi giorni da professore in trasferta. La solitudine vissuta, le difficoltà ad ambientarsi, e il caro ricordo delle persone che gli furono amiche. A distanza di tanto tempo rintracciarli non è cosa semplice ed è grande l'emozione di ritrovarne alcuni e trascorrere almeno qualche ora in loro compagnia. Quando il grande evento vespistico si chiude e le migliaia di partecipanti fanno rotta verso casa, l'autore e il suo compagno invece di  puntare il manubrio dei loro scooter verso sud fanno rotta verso nord, destinazione Amsterdam. Arrivare fino ad Hasselt è stata una lunga trasferta ma in qualche modo il viaggio vero, per l'autore e per i suoi lettori, inizia adesso. 

“Dopo un'oretta di viaggio in assoluta solitudine ci troviamo in un groviglio di cavalcavia, di autostrade a quattro o cinque corsie, di direzioni contrastanti in gallerie e sopraelevate. (…) La magnifica Anversa ci accoglie sotto una pioggia fine e tediosa.”

Paolo Galmacci è un docente e il suo è uno scrivere colto, senza però mai prendere toni professorali. La descrizione dei luoghi non è mai banale ed è bravo nel cogliere dettagli grazie ai quali il lettore si trova a viaggiare con lui in queste sue pagine. La narrazione si snoda tra le vicissitudini del viaggio, tra la ricerca di stanze a un prezzo decente e la necessità di trovare l'aiuto di un meccanico o di un gommista, col maltempo che costringe a fermarsi sotto i ponti per attendere che spiova. Ad inframmezzare la cronaca del tempo trascorso in sella un prezioso corollario di interessanti nozioni geografiche e politiche, perché viaggiare non è solo conoscere un paese nel momento in cui lo si attraversa ma anche conoscerne la storia, gli usi e i costumi. Una lettura piacevole quanto una chiacchierata tra vespisti al tavolo di un pub, dove tra una birra e l'altra è bello ascoltare i racconti di viaggi che solo la Vespa riesce sempre a trasformare in avventure.

“Va detto qui di sfuggita che un problema tipico della Vespa è proprio questo: si tratta di un mezzo di trasporto così straordinariamente versatile che ci puoi andare dappertutto; quindi non ci rinunci proprio mai, ce l'hai sempre attaccata al sedere, la Vespa, anche quando potresti ragionevolmente andare a piedi. Così accade che il vespista cammina poco, alla lunga gli si infiacchiscono le gambe e gli cresce un po' la pancia. Ma diciamo che ne vale la pena, è un male tutto sommato sopportabile in cambio di tutto il resto che la Vespa ti fa scoprire e godere.”


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Alcune copie di questo libro sono nella disponibilità dell'autore, se qualcuno desiderasse acquistare una copia autografata con dedica può contattarlo direttamente via mail: paolo.galmacci@gmail.com … e mi raccomando, dite che vi manda Chilometri di Parole in Vespa!


Il giro del mondo a 80 all'ora

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Il giro del mondo a 80 all'ora
Luca Capocchiano
La Caravella Editrice

“Che cos'è l'impossibile? Impossibile è un concetto relativo: una cosa viene considerata impossibile fino a quando non arriva qualcuno, magari un pazzo o un deficiente, che ci prova e ci riesce. Da quel momento quella cosa smette di essere impossibile.”

Con queste parole Luca Capocchiano ha chiuso il suo intervento ai TEDx di Genova, nel novembre del 2016. Un paio di anni prima, nell'ottobre del 2014, Luca era partito in sella al suo TS proprio da Genova, la sua città, con il proposito di compiere il giro del mondo “a 80 all'ora”, parafrasando il titolo del famoso romanzo di Jules Verne. Che fare il giro del mondo in Vespa non sia qualcosa d'impossibile l'aveva già ampiamente dimostrato – e raccontato - il compianto Giorgio Bettinelli. Luca quindi non è un pazzo, e mi sento di dire con ragionevole certezza che sia tutt'altro che un deficiente. È invece una persona caparbia e determinata nel raggiungere gli obiettivi che si prefigge, anche se il suo approccio a questa grande impresa non si può dire sia stato pianificato nei minimi dettagli, e potrebbe fare pensare il contrario.


Luca può essere definito un viaggiatore old school: niente GPS o TomTom ma mappe cartacee per cercare la strada. Zero abbigliamento tecnico, nemmeno i guanti, che erano di pile. Nessun assortimento di carte di credito nel portafoglio ma una normalissima tessera bancomat, il più delle volte sputata con sdegno dagli ATM di ogni paese. Stesso approccio per la sua Vespa, senza nemmeno il parabrezza a proteggerlo, il che sarebbe il meno visto che su quella Vespa, spesso e volentieri, fanale e freni non funzionavano.

A leggere queste pagine si percepisce il progressivo aumento di consapevolezza del suo essere viaggiatore. Non che gli mancasse esperienza, di viaggi ne aveva già fatti parecchi, ma questo suo giro del mondo è stato proprio un voler gettare il cuore oltre l'ostacolo per spingersi in una dimensione personale che ancora gli era sconosciuta. Le prime settimane del suo cammino, dall'Italia fino alla Turchia, ricordano molto gli stessi chilometri percorsi nei primi passi del Bettinelli neo Vespa-globetrotter, in viaggio “da Roma a Saigon”. C'è la stessa ingenuità, lo stesso stupore per ogni piccola vicenda del viaggio. Nei primi capitoli ogni situazione è descritta minuziosamente e la narrazione può risultare un po' leziosa e ridondante, ma con il procedere del cammino la sua sensibilità si affina, focalizzandosi su quelli che sono gli aspetti davvero meritevoli di essere riportati. Luca è un viaggiatore solitario e nel suo racconto è inevitabile che ci sia tanto di personale, e in questo dimostra di essere un reporter onesto, senza alcuna remora nel raccontare quelle che sono le sue debolezze e i suoi  errori. Dall'improbabile equipaggiamento all'errata valutazione delle distanze, senza nascondere i momenti di sconforto per i problemi meccanici che il suo TS, complici le condizioni infernali delle strade che incontra, gli garantisce con generosa regolarità.

“Non ho i ricambi cazzo, non ho portato con me neppure un pistone di scorta, neppure due fasce! La fretta di partire, maledetta consigliera. Maledico la mia disorganizzazione, mi insulto e vorrei menarmi...”.

Forte della sua determinazione per Luca ogni tappa portata a termine ha il sapore della conquista, e più la sua Vespa lo porta lontano più cresce lo stupore per i traguardi raggiunti:

“Sono arrivato fin qui dall'Italia con una giacca da snowboard, uno scaldacollo e i guanti da sci (…) uno zaino e un borsone non impermeabili, che quando piove mi costringono a fasciare tutto con i sacchi neri della spazzatura”.

È un viaggiatore solitario ma quando si ferma non è mai solo o abbandonato a se stesso, a ogni sosta c'è sempre qualcuno che si fa avanti per semplice curiosità, molto spesso per offrire aiuto. Un'umanità differente per lineamenti, colore della pelle o religione a cui fa da denominatore comune la gentilezza e una disponibilità disarmante, quando l'aiuto insperato arriva magari dagli ultimi tra gli ultimi. Ma il vero compagno di viaggio di Luca è il suo TS, la sua Vespa pitturata di giallo che non sposta soltanto il suo corpo e il suo bagaglio ma anche la sua anima, e quando un rapporto è tanto stretto è normale condividere tutti i momenti, quelli della gioia e quelli della rabbia:

“Basta maledizione, basta! Ringhio al TS che, vigliacco, tace, ma il suo silenzio omertoso mi imbestialisce ancora di più. (…) Lo voglio punire! Gli ho già dato un sacco di cazzotti nei giorni precedenti e l'ultima volta pensavo di essermi rotto un metacarpo. (…) Lo colpisco ancora sulle scocche e sullo scudo anteriore, mentre il TS incassa come il miglior Cassius Clay...”.

Odio e amore: “Guardo il TS. Quelle ruotine hanno rotolato davvero per un bel pezzo di crosta terrestre per portarmi fino a qui. Lenta e cocciuta, ostinata e in affanno, zoppa e tenace, in qualche modo avanti sempre”.

Questo libro nonostante le sue 478 pagine, come riporta la dicitura in copertina narra solo  la prima parte del giro del mondo di Luca Capocchiano, dalla partenza di Genova all'arrivo a Singapore, e si conclude con l'imbraco del TS alla volta dell'Australia. In un prossimo futuro quindi appuntamento in libreria per leggere il prosieguo di questa grande avventura, prima attraverso l'Outback australiano, per poi balzare in Sudamerica e dopo averne percorso buona parte superare l'Atlantico alla volta dell'Africa, quindi Europa per andare a chiudere il cerchio a Genova da dove era partito undici mesi prima.



“Io quell'orizzonte sono disposto a sfondarlo, ad andarci a sbattere contro se necessario, ma non permetterò a niente e a nessuno di fermarmi”.

Il giro del mondo a 80 all'ora
Luca Capocchiano
La Caravella Editrice

Nel video da YouTube l'intervento di Luca Capocchiano ai TEDx di Genova, tutto fa guardare!

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Alle porte della notte

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Alle porte della notte
Paolo Roversi
Marsilio

Ritmo. Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere questo libro ritmo sarebbe senza dubbio la più adatta. Scandito dall'alternarsi dei capitoli fa procedere in parallelo i vari piani del racconto, capitoli a volte brevissimi, alcuni anche di solo due o tre facciate, che sul più bello lasciano il lettore in sospeso per riportarlo là, dove l'avevano lasciato in sospeso nel capitolo precedente. Un modello narrativo classico nel quale Roversi si rivela un maestro. Un ritmo incalzante ma non forsennato, ideale per tenere il lettore con gli occhi incollati alle pagine senza stordirlo con quell'overdose di colpi di scena che ultimamente va per la maggiore negli action thriller, dove spesso però, più che lasciare il lettore senza fiato, lo fanno asfissiare sfiancandolo a colpi di iperbole.

“... aveva un segreto. Un segreto terribile. E scoprirlo in quella lettera è stato come spingermi fino alle porte della notte e infilarci la testa, solo che vedevo buio pesto. Dovevo fare luce, capire. Mettere a posto le cose...”.

Leggere Paolo Roversi è un piacevole passatempo, la Milano che fa da cornice ai suoi romanzi è un ambiente che gli è familiare, nel quale la sua scrittura si muove a proprio agio, e con lei tutti i lettori che negli anni si sono affezionati alle avventurose investigazioni di questo giornalista / hacker che risponde al nome di Enrico Radeschi. Un personaggio che risulta particolarmente simpatico per la sua abitudine a spostarsi in sella al Giallone*, “... la mia Vespa del 1974 ridipinta a bomboletta di color giallo canarino...”. Queste le parole con cui presentò il suo scooter in uno dei primi volumi di questa serie iniziata con “Blu tango” nel 2006 e con quest'ultima uscita arriva a contare ben 7 titoli.
Milano si conferma una delle città più cinematografiche d'Italia, una location ideale per ambientarci qualunque storia. La Milano delle festività natalizie e degli ultimi giorni dell'anno anche di più, e se poi la giri in Vespa...

“Quando arrivo davanti alla Scala inizia a nevicare forte. Fiocchi grandi e soffici come batuffoli di cotone e in un attimo le strade sono ricoperte da una coltre bianca. Le ruote del Giallone iniziano a slittare, tanto che rischio di finire a gambe all'aria a ogni curva...”

Tante le avventure vissute da quando Radeschi si è affacciato per la prima volta in libreria e tanti i personaggi che in questi anni Roversi gli ha affiancato: tra primari e secondari sono davvero parecchi e per un lettore che sale per la prima volta su quel treno in corsa che sono le pagine dei romanzi di questa serie può non essere una cosa facile “orientarsi”, rischiando di perdere il filo. È questo l'unico piccolo appunto che si può fare a questo libro.

Vuoi leggere l'intervista che Chilometri di Parole in Vespa ha fatto a Paolo Roversi qualche anno fa in occasione dell'uscita di “Niente baci alla francese” ? CLICCA QUI

Sinossi editoriale: Una spettacolare rapina in via Montenapoleone – il salotto buono della città – dà il via a una nuova indagine che porterà il giornalista hacker Enrico Radeschi e il vicequestore Loris Sebastiani a scoprire un nesso con un’altra rapina milionaria svoltasi quindici anni prima nel Diamond Center di Anversa, i cui colpevoli non sono mai stati arrestati. Uno dei banditi implicati in quel colpo memorabile era stato ucciso dai compagni, e oggi le sue impronte vengono ritrovate all’interno della gioielleria che ha appena subito la rapina nel centro di Milano. Com’è possibile? Nel tentativo di catturare i colpevoli e di far luce sul mistero di quelle impronte, il capo della polizia di Anversa invia in Italia Julie De Vos, una conturbante poliziotta dell’Interpol che instaurerà un rapporto speciale con Sebastiani, mettendosi a disposizione per aiutarlo a risolvere il caso. Nel frattempo, Radeschi si farà coinvolgere dal Danese – il suo amico greco dall’animo da bandito – in uno strano sequestro di persona maturato negli ambienti della mafia russa…

“... inizio l'esorcismo per dare vita al Giallone. A giudicare dalla brina sull'erba del Parco di Palestro direi che la notte scorsa la temperatura è scesa parecchio sotto lo zero e per la mia gloriosa Vespa 50 deve essere un bel trauma mettersi in moto. Dopo cinque minuti di tentativi col pedale, mi decido a spingerla a mano e sudando come un cammello riesco finalmente ad accenderla e, col rassicurante martellare del pistone sotto alle chiappe, a saltarci in sella prima che si spenga.”.

Alle porte della notte
Paolo Roversi
Marsilio

* Tocca ripetermi: il mio ruolo di recensor-vespista mi impone una tiratina di orecchi per la topica in cui è incorso per l'ennesima volta chi ha impaginato la copertina di "Alle porte della notte". Se da una parte è sacrosanto che in bella mostra campeggi una Vespa gialla giusto sarebbe un piccolo sforzo in più per mantenersi fedeli a quanto scritto dall'autore e riprodurne una vecchio modello, a due tempi, e non una Vespa di ultima generazione. Un po' come se sulla copertina del Barone Rosso al posto del suo celeberrimo triplano fosse riprodotta l'evoluzione in cielo di un caccia della Seconda Guerra Mondiale.... come dite? Che tra Area C, Area B e ZTL il povero Radeschi dovrebbe rottamare il suo Giallone? Effettivamente...

Questo libro è disponibile tra i titoli a catalogo della LIBRERIA UNIVERSITARIA: acquistandone una copia attraverso i link pubblicati in questo Weblog una piccola percentuale della vostra spesa contribuirà al mantenimento di “Chilometri di Parole in Vespa”. Grazie!

Isole

Isole
Alberto Colle Conte
Edizioni Leucotea

I viaggi in Vespa di Alberto Colle Conte non sono l'impresa epica di un impavido rider. Sono viaggi normali, alla portata di chiunque e proprio per questo ancora più apprezzabili da chi la passione per la Vespa la vive nella quotidianità. È la sua sensibilità a fare di queste sue girate ordinarie un'esperienza che vale la pena condividere nelle pagine di un libro. Alberto l'aveva già fatto qualche anno fa con il suo primo libro UN SOGNO IN VESPA, nel quale aveva raccontato i 5.000 chilometri del suo periplo della costa italiana.
"...come un fastidioso ronzio di una mosca, la mia carta geografica con tutte le 32 tappe del mio viaggio precedente mi ricorda che le tre più grandi isole sono integre, la punta del mio pennarello nero non vi è ancora arrivata..."
Con questa sua nuova pubblicazione dal titolo ISOLE, in un certo senso l'autore riprende la filosofia di quel suo viaggio del 2015 e lo porta, per così dire, a compimento. Dopo aver tracciato con le ruote della sua Vespa tutto il profilo dello "stivale" nazionale, spiega la sua "Vela bianca di Badu" e naviga fino a sbarcare con "la Mitica", il suo scooter made in Pontedera, nelle tre isole principali: Sardegna, Sicilia e Isola d'Elba.
Alberto è un viaggiatore solitario ma non è quasi mai solo, le sue tappe sono scandite dall'incontro con amici e vespisti, con i quali condividere anche solo qualche ora di vita innaffiata da una buona birra, perché è importante tenere a mente che si può anche essere dei solitari, ma non si è mai davvero soli. Non tutti i luoghi, a volte, sono belli come uno se li aspetta, un viaggio a volte può anche riservare qualche delusione, fa parte del gioco, molto più spesso invece ci si trova in posti superiori a qualsiasi nostra aspettativa. Non necessariamente sono i più belli o i più famosi, sono le sensazioni che si provano a pelle a renderli tali, e la pelle di Alberto è tra le più sensibili.
"...entro in tenda e scrivo sul mio diario poche annotazioni per ricordarmi queste piccole delusioni di fine giornata. Mi vergogno a scrivere delusioni perché nella vita ne ho conosciute altre ma a volte fa anche piacere dare un peso più marcato a certe cose che ci capitano durante la giornata. Penso che noi esseri viventi non sappiamo dare la giusta importanza ai problemi della vita..."
Spesso si dice, e molte volte anche a sproposito, che la vita è un viaggio. Su questo viaggio di Alberto per le isole italiane il sipario cala sopra uno scampolo di vita vera che, come sempre, tesse per noi una trama imperscrutabile e imprevedibile, che possiamo solo accettare per quella che è. Alberto condivide con sincerità con i suoi lettori un frangente e privato della sua vita, perché se è vero che la vita è un viaggio, un viaggio, per essere davvero tale, in qualche maniera deve essere condiviso:
"Sono tranquillo perché in questa vita non si è mai soli, a volte le persone non le vediamo ma sentiamo la loro presenza, non si muore mai, scompariamo solo fisicamente ma continuiamo a vivere con un'altra dimensione.".

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