John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Il giro del mondo a 80 all'ora

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Il giro del mondo a 80 all'ora
Luca Capocchiano
La Caravella Editrice

“Che cos'è l'impossibile? Impossibile è un concetto relativo: una cosa viene considerata impossibile fino a quando non arriva qualcuno, magari un pazzo o un deficiente, che ci prova e ci riesce. Da quel momento quella cosa smette di essere impossibile.”

Con queste parole Luca Capocchiano ha chiuso il suo intervento ai TEDx di Genova, nel novembre del 2016. Un paio di anni prima, nell'ottobre del 2014, Luca era partito in sella al suo TS proprio da Genova, la sua città, con il proposito di compiere il giro del mondo “a 80 all'ora”, parafrasando il titolo del famoso romanzo di Jules Verne. Che fare il giro del mondo in Vespa non sia qualcosa d'impossibile l'aveva già ampiamente dimostrato – e raccontato - il compianto Giorgio Bettinelli. Luca quindi non è un pazzo, e mi sento di dire con ragionevole certezza che sia tutt'altro che un deficiente. È invece una persona caparbia e determinata nel raggiungere gli obiettivi che si prefigge, anche se il suo approccio a questa grande impresa non si può dire sia stato pianificato nei minimi dettagli, e potrebbe fare pensare il contrario.


Luca può essere definito un viaggiatore old school: niente GPS o TomTom ma mappe cartacee per cercare la strada. Zero abbigliamento tecnico, nemmeno i guanti, che erano di pile. Nessun assortimento di carte di credito nel portafoglio ma una normalissima tessera bancomat, il più delle volte sputata con sdegno dagli ATM di ogni paese. Stesso approccio per la sua Vespa, senza nemmeno il parabrezza a proteggerlo, il che sarebbe il meno visto che su quella Vespa, spesso e volentieri, fanale e freni non funzionavano.

A leggere queste pagine si percepisce il progressivo aumento di consapevolezza del suo essere viaggiatore. Non che gli mancasse esperienza, di viaggi ne aveva già fatti parecchi, ma questo suo giro del mondo è stato proprio un voler gettare il cuore oltre l'ostacolo per spingersi in una dimensione personale che ancora gli era sconosciuta. Le prime settimane del suo cammino, dall'Italia fino alla Turchia, ricordano molto gli stessi chilometri percorsi nei primi passi del Bettinelli neo Vespa-globetrotter, in viaggio “da Roma a Saigon”. C'è la stessa ingenuità, lo stesso stupore per ogni piccola vicenda del viaggio. Nei primi capitoli ogni situazione è descritta minuziosamente e la narrazione può risultare un po' leziosa e ridondante, ma con il procedere del cammino la sua sensibilità si affina, focalizzandosi su quelli che sono gli aspetti davvero meritevoli di essere riportati. Luca è un viaggiatore solitario e nel suo racconto è inevitabile che ci sia tanto di personale, e in questo dimostra di essere un reporter onesto, senza alcuna remora nel raccontare quelle che sono le sue debolezze e i suoi  errori. Dall'improbabile equipaggiamento all'errata valutazione delle distanze, senza nascondere i momenti di sconforto per i problemi meccanici che il suo TS, complici le condizioni infernali delle strade che incontra, gli garantisce con generosa regolarità.

“Non ho i ricambi cazzo, non ho portato con me neppure un pistone di scorta, neppure due fasce! La fretta di partire, maledetta consigliera. Maledico la mia disorganizzazione, mi insulto e vorrei menarmi...”.

Forte della sua determinazione per Luca ogni tappa portata a termine ha il sapore della conquista, e più la sua Vespa lo porta lontano più cresce lo stupore per i traguardi raggiunti:

“Sono arrivato fin qui dall'Italia con una giacca da snowboard, uno scaldacollo e i guanti da sci (…) uno zaino e un borsone non impermeabili, che quando piove mi costringono a fasciare tutto con i sacchi neri della spazzatura”.

È un viaggiatore solitario ma quando si ferma non è mai solo o abbandonato a se stesso, a ogni sosta c'è sempre qualcuno che si fa avanti per semplice curiosità, molto spesso per offrire aiuto. Un'umanità differente per lineamenti, colore della pelle o religione a cui fa da denominatore comune la gentilezza e una disponibilità disarmante, quando l'aiuto insperato arriva magari dagli ultimi tra gli ultimi. Ma il vero compagno di viaggio di Luca è il suo TS, la sua Vespa pitturata di giallo che non sposta soltanto il suo corpo e il suo bagaglio ma anche la sua anima, e quando un rapporto è tanto stretto è normale condividere tutti i momenti, quelli della gioia e quelli della rabbia:

“Basta maledizione, basta! Ringhio al TS che, vigliacco, tace, ma il suo silenzio omertoso mi imbestialisce ancora di più. (…) Lo voglio punire! Gli ho già dato un sacco di cazzotti nei giorni precedenti e l'ultima volta pensavo di essermi rotto un metacarpo. (…) Lo colpisco ancora sulle scocche e sullo scudo anteriore, mentre il TS incassa come il miglior Cassius Clay...”.

Odio e amore: “Guardo il TS. Quelle ruotine hanno rotolato davvero per un bel pezzo di crosta terrestre per portarmi fino a qui. Lenta e cocciuta, ostinata e in affanno, zoppa e tenace, in qualche modo avanti sempre”.

Questo libro nonostante le sue 478 pagine, come riporta la dicitura in copertina narra solo  la prima parte del giro del mondo di Luca Capocchiano, dalla partenza di Genova all'arrivo a Singapore, e si conclude con l'imbraco del TS alla volta dell'Australia. In un prossimo futuro quindi appuntamento in libreria per leggere il prosieguo di questa grande avventura, prima attraverso l'Outback australiano, per poi balzare in Sudamerica e dopo averne percorso buona parte superare l'Atlantico alla volta dell'Africa, quindi Europa per andare a chiudere il cerchio a Genova da dove era partito undici mesi prima.



“Io quell'orizzonte sono disposto a sfondarlo, ad andarci a sbattere contro se necessario, ma non permetterò a niente e a nessuno di fermarmi”.

Il giro del mondo a 80 all'ora
Luca Capocchiano
La Caravella Editrice

Nel video da YouTube l'intervento di Luca Capocchiano ai TEDx di Genova, tutto fa guardare!

Il luogo dove acquistare i libri sono le librerie, meglio ancora se sono librerie indipendenti. Se proprio non potete fare a meno di acquistare i vostri libri online prendete in considerazione di non rivolgervi al Moloch che ha monopolizzato gli acquisti online: sappiate che questo libro è disponibile tra i titoli a catalogo della LIBRERIA UNIVERSITARIA: acquistandone una copia attraverso i link pubblicati in questo Weblog una piccola percentuale della vostra spesa contribuirà al mantenimento di “Chilometri di Parole in Vespa”. Grazie!

Alle porte della notte

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Alle porte della notte
Paolo Roversi
Marsilio

Ritmo. Se dovessi scegliere una sola parola per descrivere questo libro ritmo sarebbe senza dubbio la più adatta. Scandito dall'alternarsi dei capitoli fa procedere in parallelo i vari piani del racconto, capitoli a volte brevissimi, alcuni anche di solo due o tre facciate, che sul più bello lasciano il lettore in sospeso per riportarlo là, dove l'avevano lasciato in sospeso nel capitolo precedente. Un modello narrativo classico nel quale Roversi si rivela un maestro. Un ritmo incalzante ma non forsennato, ideale per tenere il lettore con gli occhi incollati alle pagine senza stordirlo con quell'overdose di colpi di scena che ultimamente va per la maggiore negli action thriller, dove spesso però, più che lasciare il lettore senza fiato, lo fanno asfissiare sfiancandolo a colpi di iperbole.

“... aveva un segreto. Un segreto terribile. E scoprirlo in quella lettera è stato come spingermi fino alle porte della notte e infilarci la testa, solo che vedevo buio pesto. Dovevo fare luce, capire. Mettere a posto le cose...”.

Leggere Paolo Roversi è un piacevole passatempo, la Milano che fa da cornice ai suoi romanzi è un ambiente che gli è familiare, nel quale la sua scrittura si muove a proprio agio, e con lei tutti i lettori che negli anni si sono affezionati alle avventurose investigazioni di questo giornalista / hacker che risponde al nome di Enrico Radeschi. Un personaggio che risulta particolarmente simpatico per la sua abitudine a spostarsi in sella al Giallone*, “... la mia Vespa del 1974 ridipinta a bomboletta di color giallo canarino...”. Queste le parole con cui presentò il suo scooter in uno dei primi volumi di questa serie iniziata con “Blu tango” nel 2006 e con quest'ultima uscita arriva a contare ben 7 titoli.
Milano si conferma una delle città più cinematografiche d'Italia, una location ideale per ambientarci qualunque storia. La Milano delle festività natalizie e degli ultimi giorni dell'anno anche di più, e se poi la giri in Vespa...

“Quando arrivo davanti alla Scala inizia a nevicare forte. Fiocchi grandi e soffici come batuffoli di cotone e in un attimo le strade sono ricoperte da una coltre bianca. Le ruote del Giallone iniziano a slittare, tanto che rischio di finire a gambe all'aria a ogni curva...”

Tante le avventure vissute da quando Radeschi si è affacciato per la prima volta in libreria e tanti i personaggi che in questi anni Roversi gli ha affiancato: tra primari e secondari sono davvero parecchi e per un lettore che sale per la prima volta su quel treno in corsa che sono le pagine dei romanzi di questa serie può non essere una cosa facile “orientarsi”, rischiando di perdere il filo. È questo l'unico piccolo appunto che si può fare a questo libro.

Vuoi leggere l'intervista che Chilometri di Parole in Vespa ha fatto a Paolo Roversi qualche anno fa in occasione dell'uscita di “Niente baci alla francese” ? CLICCA QUI

Sinossi editoriale: Una spettacolare rapina in via Montenapoleone – il salotto buono della città – dà il via a una nuova indagine che porterà il giornalista hacker Enrico Radeschi e il vicequestore Loris Sebastiani a scoprire un nesso con un’altra rapina milionaria svoltasi quindici anni prima nel Diamond Center di Anversa, i cui colpevoli non sono mai stati arrestati. Uno dei banditi implicati in quel colpo memorabile era stato ucciso dai compagni, e oggi le sue impronte vengono ritrovate all’interno della gioielleria che ha appena subito la rapina nel centro di Milano. Com’è possibile? Nel tentativo di catturare i colpevoli e di far luce sul mistero di quelle impronte, il capo della polizia di Anversa invia in Italia Julie De Vos, una conturbante poliziotta dell’Interpol che instaurerà un rapporto speciale con Sebastiani, mettendosi a disposizione per aiutarlo a risolvere il caso. Nel frattempo, Radeschi si farà coinvolgere dal Danese – il suo amico greco dall’animo da bandito – in uno strano sequestro di persona maturato negli ambienti della mafia russa…

“... inizio l'esorcismo per dare vita al Giallone. A giudicare dalla brina sull'erba del Parco di Palestro direi che la notte scorsa la temperatura è scesa parecchio sotto lo zero e per la mia gloriosa Vespa 50 deve essere un bel trauma mettersi in moto. Dopo cinque minuti di tentativi col pedale, mi decido a spingerla a mano e sudando come un cammello riesco finalmente ad accenderla e, col rassicurante martellare del pistone sotto alle chiappe, a saltarci in sella prima che si spenga.”.

Alle porte della notte
Paolo Roversi
Marsilio

* Tocca ripetermi: il mio ruolo di recensor-vespista mi impone una tiratina di orecchi per la topica in cui è incorso per l'ennesima volta chi ha impaginato la copertina di "Alle porte della notte". Se da una parte è sacrosanto che in bella mostra campeggi una Vespa gialla giusto sarebbe un piccolo sforzo in più per mantenersi fedeli a quanto scritto dall'autore e riprodurne una vecchio modello, a due tempi, e non una Vespa di ultima generazione. Un po' come se sulla copertina del Barone Rosso al posto del suo celeberrimo triplano fosse riprodotta l'evoluzione in cielo di un caccia della Seconda Guerra Mondiale.... come dite? Che tra Area C, Area B e ZTL il povero Radeschi dovrebbe rottamare il suo Giallone? Effettivamente...

Questo libro è disponibile tra i titoli a catalogo della LIBRERIA UNIVERSITARIA: acquistandone una copia attraverso i link pubblicati in questo Weblog una piccola percentuale della vostra spesa contribuirà al mantenimento di “Chilometri di Parole in Vespa”. Grazie!

Isole

Isole
Alberto Colle Conte
Edizioni Leucotea

I viaggi in Vespa di Alberto Colle Conte non sono l'impresa epica di un impavido rider. Sono viaggi normali, alla portata di chiunque e proprio per questo ancora più apprezzabili da chi la passione per la Vespa la vive nella quotidianità. È la sua sensibilità a fare di queste sue girate ordinarie un'esperienza che vale la pena condividere nelle pagine di un libro. Alberto l'aveva già fatto qualche anno fa con il suo primo libro UN SOGNO IN VESPA, nel quale aveva raccontato i 5.000 chilometri del suo periplo della costa italiana.
"...come un fastidioso ronzio di una mosca, la mia carta geografica con tutte le 32 tappe del mio viaggio precedente mi ricorda che le tre più grandi isole sono integre, la punta del mio pennarello nero non vi è ancora arrivata..."
Con questa sua nuova pubblicazione dal titolo ISOLE, in un certo senso l'autore riprende la filosofia di quel suo viaggio del 2015 e lo porta, per così dire, a compimento. Dopo aver tracciato con le ruote della sua Vespa tutto il profilo dello "stivale" nazionale, spiega la sua "Vela bianca di Badu" e naviga fino a sbarcare con "la Mitica", il suo scooter made in Pontedera, nelle tre isole principali: Sardegna, Sicilia e Isola d'Elba.
Alberto è un viaggiatore solitario ma non è quasi mai solo, le sue tappe sono scandite dall'incontro con amici e vespisti, con i quali condividere anche solo qualche ora di vita innaffiata da una buona birra, perché è importante tenere a mente che si può anche essere dei solitari, ma non si è mai davvero soli. Non tutti i luoghi, a volte, sono belli come uno se li aspetta, un viaggio a volte può anche riservare qualche delusione, fa parte del gioco, molto più spesso invece ci si trova in posti superiori a qualsiasi nostra aspettativa. Non necessariamente sono i più belli o i più famosi, sono le sensazioni che si provano a pelle a renderli tali, e la pelle di Alberto è tra le più sensibili.
"...entro in tenda e scrivo sul mio diario poche annotazioni per ricordarmi queste piccole delusioni di fine giornata. Mi vergogno a scrivere delusioni perché nella vita ne ho conosciute altre ma a volte fa anche piacere dare un peso più marcato a certe cose che ci capitano durante la giornata. Penso che noi esseri viventi non sappiamo dare la giusta importanza ai problemi della vita..."
Spesso si dice, e molte volte anche a sproposito, che la vita è un viaggio. Su questo viaggio di Alberto per le isole italiane il sipario cala sopra uno scampolo di vita vera che, come sempre, tesse per noi una trama imperscrutabile e imprevedibile, che possiamo solo accettare per quella che è. Alberto condivide con sincerità con i suoi lettori un frangente e privato della sua vita, perché se è vero che la vita è un viaggio, un viaggio, per essere davvero tale, in qualche maniera deve essere condiviso:
"Sono tranquillo perché in questa vita non si è mai soli, a volte le persone non le vediamo ma sentiamo la loro presenza, non si muore mai, scompariamo solo fisicamente ma continuiamo a vivere con un'altra dimensione.".

Isole
Alberto Colle Conte
Edizioni Leucotea


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Non c'è stata nessuna battaglia



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NON C'È STATA NESSUNA BATTAGLIA
Romolo Bugaro
Marsilio

Leggere questo romanzo è un po' come raccogliere, pagina dopo pagina, tanti pezzi. Solo alla fine si riesce a metterli assieme per andare a comporre il quadro conclusivo della vicenda. Una lettura piacevole, che però richiede un minimo di impegno per tenere il filo dei vari accadimenti, sparpagliati nel tempo.
"Si sente un rombo piuttosto forte di moto e motorini in avvicinamento da qualche punto nella distanza. Mi volto a guardare e vedo questo sciame di Vespe e Ciao e Boxer e Caballeri sbucare da via Umberto...". 
Tanti i personaggi, ed è forse questo a complicare la lettura, anche perché non sempre sono i protagonisti a narrare gli eventi più significativi, ma "comparse" marginali, che una volta fatta la loro parte tornano nell'ombra. La vicenda prende il via alla metà degli anni Settanta e racconta la vita di un gruppo di amici, adolescenti inquieti, e non potrebbe essere diversamente per una generazione che si è trovata a crescere in una realtà politicizzata come era la Padova di quei tempi, quando gli echi del '68 si erano sopiti mutando pelle in quelli che sarebbero poi stati definiti gli anni di piombo. I protagonisti cercano di vivere la loro età tenendo a distanza tutto questo, tuffandosi nella straordinarietà dell'epica giovanile:
"Ci mettiamo a parlare del tizio che ha distrutto l'impianto luci del Jam (...), dell'altro a cui è esplosa la Vespa sotto al culo perché aggiungeva alcol alla miscela per andare più forte. Risate, sghignazzate..."
Le vite dei protagonisti si incrociano nella frequentazione delle diverse compagnie cittadine, dove i figli del proletariato si mischiano a quelli della piccola borghesia, un eterno slalom tra amicizie esagerate, amori, incomprensioni, piccoli e grandi drammi. Vite legate tra loro più di quanto gli stessi protagonisti possono immaginare, dove un episodio come tanti, una scazzottata tra ragazzi, finirà per tracciare il confine diventando lo spartiacque nella loro esistenza.
"È passato così tanto tempo, Aby. Sembra la vita di un altro. Ma non è la vita di un altro. Sono ancora tutti lì, che ridono e fanno casino prima di tirare giù i motorini dal cavalletto e mettere gli occhiali da sole e dare gas."
Bugaro dipinge un quadro neorealista delle circostanze vissute dai protagonisti del libro, con le quali si troveranno a dover poi fare i conti in età adulta. Qualcuno non c'è più, qualcun altro è alle prese con il divorzio e qualcuno è in lotta con figli adolescenti, turbolenti quanto lo erano stati i genitori, ma senza più la scusante degli anni del terrorismo e dell'eroina. La costane è che per tutti, i giovani di oggi come i giovani di ieri, gli anni dell'adolescenza resteranno per sempre un periodo mitico della loro esistenza. Per i protagonisti l'autore ha scelto nomi che richiamano la gergalità di quegli anni, c'è GMT, c'è il vecchio Andrea, c'è il Cardo e c'è miss Canova e soprattutto c'è lui, Nick The Best One, sempre presente e sempre citato col suo soprannome tutto intero.
"La salita di Tramonte è ripida e devo tirare il motore sulla seconda e sulla terza, nonostante le modifiche dell'amico meccanico del vecchio Andrea. (...) Ogni tanto prendo qualche buca o qualche sasso e sento la botta attraverso il manubrio. La Canova, seduta dietro, si tiene staccata da me, probabilmente ha paura che sembri un'avance e preferisce il rischio di cadere."
I lettori patavini potranno riconoscersi nella toponomastica dei luoghi, da piazza Garibaldi a Prato della Valle, e dei tanti locali dell'epoca, citati nel racconto. È vero, forse battaglie vere e proprie non ce ne sono state, ma la ricerca della felicità a volte può essere anche più spietata di un combattimento.
"La marmitta Pinasco canta che è una bellezza e la luce della notte è talmente chiara che non servono fanali e accelero ancora, e il grande GMT seduto dietro si alza un poco dalla sella e apre le braccia come fossero ali di un aliante per decollare verso il cielo pieno di stelle, e allora anch'io lo faccio, cazzo, anch'io mollo il manubrio della Vespa lanciata a tutta birra lungo la strada deserta e apro le braccia come fossero le ali di un aliante e grido  «Yyyeeeaaahhh, yyyeeeaaahhh», e così voliamo incontro alla luna...".

NON C'È STATA NESSUNA BATTAGLIA
Romolo Bugaro
Marsilio

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Uno sporco lavoro

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UNO SPORCO LAVORO
Bruno Morchio
Garzanti

"La Vespa risale tra i padiglioni dell'ospedale di Villa Scassi tossicchiando come una vecchia caffettiera..."
Trovare la Vespa come prima parola nell'incipt del romanzo credo rappresenti un caso più unico che raro in questa nicchia letteraria che è la narrativa vespistica.
"Uno sporco lavoro" per usare un termine in uso alla cinematografia è il prequel attraverso il quale Bruno Morchio racconta i primi passi di Bacci Pagano in quello che diventerà il suo mestiere di investigatore privato. Un primo incarico ben pagato che non sembra nascondere particolari difficoltà, nulla su cui indagare, si tratta solo di fare da bodyguard a un facoltoso manager e alla sua famiglia durante la loro villeggiatura estiva in quel di Pieve Ligure, in una lussuosa dimora che si affaccia sul mare.

"La mia vecchia Vespa era rimasta ferma quasi dieci anni e aveva bisogno di un meccanico, ma mi mancavano i soldi per farla aggiustare. I magri risparmi ereditati dai miei li avevo dilapidati e il resto l'avevo investito per rimettere ordine la casa, acquistare qualche vestito decente, regolarizzare l'attività di investigatore privato e affittare un buco d'ufficio in piazza De Marini. Avevo fretta di cominciare a lavorare e guadagnare, a tutto il resto avrei pensato dopo."

A Bacci quei soldi fanno troppo comodo e non sta troppo a considerare di essere arrivato a quel lavoro grazie all'intercessione di un amico che è anche un balordo. Sulle prime l'incarico sembra proprio essere una sorta di vacanza ben retribuita, dove lavorare è anche godere non solo dell'ospitalità ma anche delle grazie di Maria, la disinvolta babysitter del piccolo di casa, pronta a cedere al fascino del giovane investigatore. Nel volgere di poco tempo però l'idilliaca permanenza prende il tono cupo di una vicenda che lo segnerà nel corpo e nell'anima.
Questo noir di Bruno Morchio ambientato negli anni Ottanta disegna con efficacia il clima di intrecci tra politica e malaffare che si respirava nell'Italia di quegli anni, e nel contempo dipinge un convincente ritratto di colui che diventerà il protagonista dei suoi romanzi. L'attenta descrizione del carattere psicologico dei personaggi è uno dei tratti caratteristici e più apprezzabili della scrittura di Bruno Morchio - probabilmente grazie alla sua inclinazione professionale, e per il lettore è naturale entrare da subito in empatia con loro.
La narrazione si sviluppa sul filo del ricordo, dove le vicende passate si alternano a pagine in cui il focus torna ai giorni nostri, in una stanza d'ospedale, dove Bacci è in visita a Maria e insieme a lei ripercorre i momenti di quella che, sotto tutti i punti di vista, fu davvero una calda estate.

(NdR: curiosamente in questo romanzo la Vespa di Bacci Pagano non è il solito PX color amaranto che avevamo imparato a conoscere in altri volumi della saga dedicata all'investigatore genovese, ma una Sprint Veloce di colore bianco...).

UNO SPORCO LAVORO
Bruno Morchio
Garzanti

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