John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Parafrasando John Steinbeck

"Quando ero giovane e avevo in corpo la voglia di essere da qualche parte, la gente matura m'assicurava che la maturità avrebbe guarito questa rogna. Quando gli anni mi dissero maturo, fu l'età di mezzo la cura prescritta. Alla mezza età mi garantirono che un'età più avanzata avrebbe calmato la mia febbre. E ora che ne ho molti di più sarà forse la vecchiaia a giovarmi? Nulla ha funzionato. L'inconfondibile rumore di una Vespa che si avvicina continua a farmi rizzare i peli sul collo e mettermi i piedi in movimento. Il rumore di un motore a due tempi che si scalda, persino il semplice "stlok" della prima che si innesta, suscita in me l'antico brivido; la bocca secca, le mani roventi, lo stomaco in agitazione sotto la gabbia delle costole. In altre parole non miglioro. Vagabondo ero, vagabondo resto. Temo che la malattia sia incurabile".
Tratto dalla prima pagina di "Viaggio con Charley" di John Steinbeck e liberamente, anzi molto liberamente interpretato dal sottoscritto...

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Giorgio Bettinelli, tutte le opere

In questa pagina i link diretti a tutti i libri e agli articoli di Giorgio Bettinelli.
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1000 GIORNI in VESPA
salvati prima della cancellazione dell'archivio online della rivista TUTTO MOTO, ecco la raccolta completa di tutti gli articoli scritti da Giorgio Bettinelli da inviato attorno al pianeta, oggi nuovamente scaricabili in PDF.

IN VESPA, il primo libro.

BRUM BRUM, 254.000 chilometri in Vespa.

RHAPSODY IN BLACK, il secondo capitolo della Worldwide Odissey.

LA CINA IN VESPA, di nuovo in sella per il suo ultimo viaggio sulle strade del Celeste Impero.

IN VESPA OLTRE L'ORIZZONTE, il suo libro fotografico.

Bruno Morchio, giallista genovese.

I libri raccolti e catalogati in questo mio spazio Web hanno tutti la Vespa come comune denominatore. Questi due romanzi di Bruno Morchio non fanno eccezione e grande è stata la mia soddisfazione dopo averli scovati spulciando nei meandri della Rete. Una soddisfazione paragonabile a quella del cercatore di funghi quando finalmente si imbatte in un bel porcino... in questo caso addirittura due bellisimi esemplari in un colpo solo! Le caratteristiche del "fungo" di qualità ci sono tutte, l'autore è di Genova, uno dei capoluoghi più "vespizzati" d'Italia, ed è proprio nella città della Lanterna che si svolgono le avventure del protagonista, il detective privato Bacci Pagano. Come tanti suoi concittadini anche Pagano usa una Vespa per i suoi spostamenti, a volte per seguire gli altri, altre... per scappare!

Questi due romanzi non sono che gli ultimi due episodi della saga dedicata all'investigatore genovese, nata ormai qualche anno addietro grazie alla lungimiranza di una piccola casa editrice allora agli esordi, la Fratelli Frilli Editori. Questi ultimi due romanzi sono invece editi da Garzanti, tra le case editrici più importanti d'Italia, a testimonianza del successo di livello nazionale ottenuto dall'accoppiata Bruno Morchio/Bacci Pagano.


"Con la morte non si tratta" esce nel 2006. Diversamente dagli altri romanzi non si svolge prevalentemente tra i carruggi della città vecchia. Le indagini sulla scomparsa del figlio di un pregiudicato portano il detective in Sardegna e, per muoversi sulle strade dell'isola, cosa può esserci di meglio di una Vespa? I ritmi serrati dell'indagine sono ben coniugati alle attente descrizioni paesaggistiche nelle quali si ritroveranno quanti in Sardegna sono già stati, stimolando la voglia di andarci a chi ancora non ha avuto questa fortuna. È facile immedesimarsi, abbagliati dalla luce del sole, inebriati da "fragranze così violente da dare alla testa. Il mirto, l'elicriso e il cisto scioglievano come un canto i loro aspri effluvi (...) con il "grecale" che soffia secco e non da pace", per dirla con parole dell'autore.


Con "Le cose che non ti ho detto" (uscito nel settembre 2007 e ristampato nel gennaio 2008), lo scenario in cui si muove la Vespa di Bacci Pagano torna a essere quello del capoluogo ligure. Un incarico inconsueto per un detective privato: vigilare sulle inquietudini autodistruttive di uno psicanalista che vive in una villa d'epoca immersa in un meraviglioso giardino arroccato sulle alture di Nervi. Le cose si complicano (e si fanno interessanti) quando le vicissitudini dello psicanalista si intrecciano a una storia vecchia di vent'anni prima, l'irrisolto caso dell'omicidio avvenuto in Thailandia di un giovane paziente del dottore, un caso sul quale indagò senza successo lo stesso Pagano.


Il mio ruolo di recensore "in chiave vespistica" mi impone di puntualizzare l'estrema marginalità della presenza della Vespa nell'economia generale dei due romanzi. Una presenza marginale ma determinante nel delineare il personaggio di un detective atipico e anticonformista, descritto con poche e precise parole da Wikipedia. "Il personaggio creato da Morchio è un investigatore privato genovese, ironico e disilluso, amante della musica di Mozart, del buon vino e della buona tavola oltre che delle donne (che lo definiscono, però, "analfabeta dei sentimenti"). Viaggia su una Vespa amaranto e non porta le mutande; secondo il suo autore sta sempre dalla parte dei perdenti perché figlio di un operaio genoano e comunista".


Sempre "in chiave vespistica" un'ultima considerazione sulla grafica di copertina: se la Vespa di Bacci Pagano è un PX color amaranto, perchè raffigurarne una di un modello diverso e dal colore improbabile?

Bruno Morchio
CON LA MORTE NON SI TRATTA (2006)
LE COSE CHE NON TI HO DETTO (2007)
Garzanti

Gli altri libri di Bruno Morchio:

BACCI PAGANO, UNA STORIA DA CARRUGGI (2004)

MACCAIA (2004)

LA CREUZA DEGLI ULIVI (2005)


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Tutti i libri di Bruno Morchio sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

"Il cielo sotto" di Andrea Villani

Questo "Il cielo sotto" di Andrea Villani è senza dubbio uno dei più bei libri a tema vespistico che io abbia mai letto.
Il motivo tanto semplice quanto banale si evidenzia chiaramente fin dalle prime pagine. Prima di essere vespista Villani è scrittore, scrittore vero, capace di cogliere spunti narrativi dalle sfumature di situazioni che banali lo sono solo in apparenza.
"Queste terre traboccano di storie. Basta fare un giro in bicicletta, come diceva Giovannino Guareschi, che se hai cuore per ascoltare, dietro ogni casa puoi trovare una storia".
Una sensibilità, quella di Villani, che non poteva restare indifferente al fascino della Vespa, tanto da sceglierla per accompagnare il lettore alla scoperta delle sue terre in quello che lui stesso definisce come un "viaggio insolito, obliquo e sentimentale nelle terre verdiane". Pur essendo diversi i riferimenti precisi a paesi, luoghi e persone "Il cielo sotto" non è una guida, ma è il romanzo breve di una lunga passeggiata in Vespa in cui ogni tappa è un racconto nel quale si mischiano sorpresa, fantasia e amore. C'è indubbiamente un legame forte tra Villani e le sue terre, i paesi della bassa parmense, e le strade che li collegano, su tutte la strada regina della Pianura Padana: la via Emilia.
"Chi crede che la via Emilia sia soltanto una strada che da Piacenza porta al mare di Rimini non ha capito niente di strade e soprattutto nulla di Emilia Romagna. La via Emilia è una scuola di pensiero. Una specie di fiume fatto di luce, e anche di asfalto. Ed è anche il costume di Arlecchino dove, anzichè le stoffe colorate, si cuciono insieme le mille vite di mille persone. Con quelle dei loro nonni e dei loro nipoti. È il filo della lavandaia che mette ad asciugare i panni insieme a quelli di tutte le altre famiglie. Da tanti di quegli anni che non si capisce più di chi siano quei panni. Allora capita di trovarsi nel letto le coperte di altri. Che una volta non ci si faceva tanto caso ma adesso invece sì. Quindi ci resta solo questa strada. Per farci ricordare chi eravamo. Quando i panni servivano a riscaldare tutti quanti".
Questo libro di Villani è onesto nei confronti della Vespa, onesto come l'immagine di copertina in cui la Vespa c'è ma è sfumata. La Vespa non è la protagonista del libro ma senza la Vespa il castello di questa storia non reggerebbe, a cominciare dal suo ritrovamento dopo anni di abbandono: "Su quel vespone 150 blu c'era stato seduto per anni il mio giovane culo. Ora stava lì tra galline e vecchi rottami. Il fanale era spezzato. La ruggine aveva corroso la vernice della carrozzeria e il motore", fino al sorprendente finale.A volte le storie più curiose e interessanti sono quelle che abbiamo sotto il naso da sempre, storie che però non riusciamo a fiutare fino a quando non troviamo un segugio di razza come Villani a indicarci la traccia proprio la, dove non pensavamo fosse possibile scovarla:
"Ma non ti pare che di questi posti, in realtà sia già stato detto tutto? Da altri più grandi che sono venuti prima. Non ti viene da pensare che sia già stata scritta tutta la musica possibile, tutta la letteratura. Proprio tutto. Ma non è vero - risposi - se ci pensi bene. Perché proprio loro, i nostri padri, non ce lo perdonerebbero mai se stessimo solo zitti ad ascoltare. Anche se continuassimo ad ascoltare solo loro".
Così Villani prende la parola e leggerlo è puro piacere.
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Il libro è completato dalle fotografie di Lorenzo Davighi
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IL CIELO SOTTO di Andrea Villani
Viaggio insolito, obliquo e sentimentale nelle terre verdiane.
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Leggi l'intervista ad Andrea Villani QUI.
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I libri di Andrea Villani sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Quattro chiacchiere con Andrea Villani

Giovedì 24 aprile ho approfittato di un incontro organizzato per la presentazione del corto triller di Andrea Villani "Questo sangue" per fare la sua conoscenza e fargli qualche domanda su "Il cielo sotto" e il suo rapporto con la Vespa.
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d) Ti ha sorpreso avere una "recensione vespistica" da parte di "Chilometri di parole in Vespa"?
AV) Ho visitato il sito dopo che l'editore mi ha segnalato di avere inviato una copia del libro. Ero perplesso ma incuriosito. Ciò che ne è stato scritto denota un'attenta lettura de "Il cielo sotto".

d) Non è la prima volta di un motociclo in un tuo romanzo. In "Malvasia Tropicale" il protagonista si sposta in moto lungo le strade dissestate del Costarica e dalle tue descrizioni - il traffico, la notte, il fango, e quel frontale con un bus evitato per un soffio - sembrerebbe proprio che tu sia davvero un motociclista...
AV) Ho vissuto a lungo in Costarica. Laggiù la moto l'ho usata parecchio ma la definizione di "biker" non fa per me. Sono più un tipo da passeggiata in Vespa, con una ragazza seduta dietro, proprio come nel libro.

d) Nel tuo libro si realizzano due sogni: recuperare la Vespa dei vent'anni e ripercorrere le proprie radici.
AV) Devo svelarti un piccolo segreto: per me la Vespa era ed è rimasta un sogno. A vent'anni ne desideravo una ma allora non potevo permettermela. "Il cielo sotto" è stata l'occasione grazie alla quale, in qualche modo, ho potuto finalmente montare in sella. È un racconto con struttura a cornice e una vecchia Vespa resuscitata era l'ideale per costruire il mio viaggio attraverso le "terre verdiane".

d) Le "terre verdiane" di cui scrivi sono la tua terra natia e la via Emilia è la strada che la attraversa. Ne parli con la sensibilità e il rispetto di chi ci vede ben più di una via di comunicazione codificata come SS9...
AV) La via Emilia, e anche la Vespa, rappresentano molto più di quello che sono. Entrambe sono cultura, sono un legame con il nostro passato. La via Emilia è la nostra storia e la Vespa trovo che ci rappresenti in modo unico. Dopo una prima stesura del libro mi proposero di sostituire la Vespa con una Lambretta. Senza nulla toglierle non avrebbe avuto lo stesso carisma.

d) Tra le foto di Lorenzo Davighi che arricchiscono il libro ce n'è una in cui si vede un vespone abbandonato. Sembrerebbe la stessa Vespa raffigurata in copertina.
AV) Esatto, ci è stata prestata dal circolo vespistico di Scipione (PR). Proprio davanti alla "Tortafritteria Cavallo". Una trattoria che consiglio a tutti i vespisti in transito da quelle parti. Si mangia bene, si spende il giusto e C'E' UNA VESPA SUL TETTO DEL LOCALE!. Avremmo dovuto mettere i ringraziamenti sul libro poi... maledetta fretta! Ma ti ringrazio per avermi dato l'opportunita di farlo ora. Grazie ragazzi!

d) Oggi c'è ancora una Vespa tra i desideri di Andrea Villani?
AV) Sì... ci vorrebbe proprio una buona vespa risistemata. Almeno un 125 però per potere dare un passaggioa Caterina (quella esiste davvero). Chissà, appena arrivano i primi diritti d'autore potrei spenderli proprio così...
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Galliate Lombardo, 24 aprile 2008
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I libri di Andrea Villani sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

"l'Eroica" in Vespa: the movie!

Una memorabile galoppata in sella alle nostre Vespa attraverso la magia degli sterrati del circuito de "L'EROICA", dalle Crete senesi, al Chianti. Un viaggio nel tempo lungo strade che hanno ancora oggi il sapore genuino dell'Italia del dopo guerra.

È possibile visionare il video anche su YOUTUBE

Quattro chiacchiere con Paolo Roversi

Sabato 29 marzo ho incontrato Paolo Roversi in occasione della presentazione del suo ultimo libro "Niente baci alla francese" presso la Sala Consiliare del Comune di Galliate Lombardo. Un'occasione da non perdere per porgli qualche domanda a proposito della sua Vespa.
d.) Nella tua veste di scrittore è mai capitato che ti facessero domande sulla Vespa?
PR) Non in particolare. In genere si limitano a chiedermi se anch'io possiedo una vespa...

d.) Leggendo i tuoi libri si colgono tante affinità tra te e il personaggio di Enrico Radeschi, il protagonista dei tuoi romanzi: la prima domanda quindi è d'obbligo: il "Giallone" esiste veramente?
PR) Certo! C'è anche una mia foto, vecchia di almeno otto anni, a dimostrarlo!
d.) Allora presentamelo: quando è entrato nella tua vita?
PR) L'ho acquistato una decina di anni fa, una Vespa 50 del 1974. Facevo il cronista di nera e mi serviva un mezzo per spostarmi velocemente e assecondare i capricci del mio capo redattore... proprio come Radeschi!

d.) Hai pensato quindi che quello che era il tuo mezzo di trasporto potesse esserlo anche per il protagonista dei tuoi romanzi: sarebbe stato così anche se si fosse trattato di un motociclo meno "carismatico" di una Vespa?
PR) No. La Vespa ha un "appeal" particolare che la rende unica, non è solo un mezzo di trasporto. Ho voluto che Radeschi si muovesse in Vespa perché è letteraria, evocativa. Eroica mi verrebbe da dire.

d.) Enrico Radeschi si muove per Milano in sella alla sua Vespa. E Paolo Roversi che fa?
PR) Oggi il "Giallone" - che nel frattempo è diventato blu - patisce delle restrizioni che vessano tutti quei veicoli che, come le Vespa, vengono accusati di essere la causa principale dell'inquinamento delle nostre città, Milano in testa, per quanto sia difficile credere che sia proprio così. Quando ho iniziato a scrivere "Niente baci alla francese" si cominciava a parlare di "Ecopass" e delle altre restrizioni. Più di una volta mi sono chiesto perché proprio la mia piccola Vespa dovesse pagare il conto di tutto questo. Gioco forza per uno scrittore farne il possibile movente di un delitto.

d.) Così hai "fatto fuori" il sindaco di Milano e hai dato corpo agli istinti repressi di tanti vespisti: l'avevi calcolato?
PR) Ti dirò di più: nel mio romanzo il sindaco viene ucciso durante la Prima della Scala. Lo scorso 7 dicembre, in occasione della Prima, ecco, se fosse accaduto qualcosa del genere, beh, non sarebbe stato male come lancio promozionale... scherzo naturalmente!

d.) Da come descrivi gli spostamenti di Radeschi in sella al "Giallone" si capisce che tu la Vespa la usi veramente. Nel tuo romanzo "La mano sinistra del diavolo" racconti di una trasferta di Radeschi da Milano alla bassa mantovana. Un viaggetto niente male in sella a un vespino 50: è un viaggio che hai fatto veramente?
PR) No, lo confesso. Non ho mai fatto viaggi così lunghi in Vespa. Il tragitto più lungo che ho percorso è stato da Ventimiglia a Nizza un giorno in cui c'era il diluvio universale. A Mentone mi sono dovuto fermare per asciugare la candela...

d.) A Milano e in Lombardia per le Vespa e gli altri veicoli considerati inquinanti sarà sempre più difficile poter circolare liberamente. Cosa farà Enrico Radeschi, rottamerà il "Giallone" e passerà a un maxiscooter?
PR) Be'... per scoprirlo dovrete leggere il prossimo romanzo!

d.) "Chilometri di parole in Vespa" è la mia modesta rassegna dedicata alla "letteratura vespistica" se così vogliamo definirla. Principalmente, come è giusto che sia, sono racconti di viaggio ma non solo, e i tuoi romanzi ne sono un esempio. Un po' quello che e succede nel cinema, da "Vacanze romane" a "Caro diario", oltre tanti altri cameo. Cosa pensi del fatto che tanti, dopo essersi seduti su una Vespa finiscano per trovarsi a scriverne?
PR) La Vespa ci ricorda come eravamo. Suggerisce un desiderio di libertà, di viaggiare. Ci aiuta a resistere contro l'imbarbarimento come dice anche Radeschi.
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I libri di Paolo Roversi sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

PESCE D'APRILE!!!!!



PESCE D'APRILE!
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Niente baci alla francese - P. Roversi

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Era ora: finalmente qualcuno si è deciso ad ammazzare il sindaco di Milano. Non se ne poteva più di tutti gli assurdi provvedimenti vessatori cui devono sottostare gli abitanti del capoluogo lombardo. Qualcuno ha avuto il coraggio di mettere in pratica quello che ciascuno di noi, almeno una volta, ha avuto la tentazione di mettere in pratica. Fortunatamente (...o purtroppo, a seconda dei punti di vista!) tutto ciò è solo il frutto della brillante penna penna di Paolo Roversi, "scrittore, giornalista ed esperto di Information Technology", come lui stesso si definisce. Questo è il suo terzo romanzo nel quale narra le imprese di Enrico Radeschi, giornalista di cronaca nera che riesce sempre ad essere protagonista delle storie di cui un giornalista dovrebbe limitarsi a riportare la cronaca. Cosa centra tutto ciò con la Vespa? Centra, centra. Il buon Radeschi infatti per spostarsi nella metropoli si avvale infatti del "Giallone", una Vespa 50 di colore giallo la cui presenza è qualche cosa in più di una semplice comparsata. A titolo esemplificativo riporto alcune righe tratte da pag. 13.
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"Pioggia gelida e acqua a secchiate sulle caviglie. Il Giallone arrancava sull'asfalto bagnato, lottando per non spegnersi; il conducente, inzuppato fino al midollo, recitava sommesso un rosario, spiccatamente non confessionale, a esclusivo beneficio del vecchio cuore meccanico della sua Vespa gialla classe 1974.Momenti del genere, nella vita di Enrico Radeschi, ripartita equamente tra arrotolate di tabacco e notti di nera, erano più frequenti di quanto desiderasse. In giorni inclementi come quello, poi, giungere a destinazione col suo residuato Piaggio diventava un'impresa. Lui, però, si ostinava a non mollare. Moderno Asterix, purtroppo senza pozione magica, era determinato a resistere, ora e sempre, all'invadente metropoli. Sbarazzarsi del Giallone sarebbe stato un affare: un collezionista gli aveva offerto un mucchio di soldi per accaparrarselo, senza contare le trappole ecologiste che il legislatore stava predisponendo per far fuori il suo due ruote.".
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Un bel romanzo che, come i precedenti, ho letto volentieri e che mi ha convinto a far comparire Paolo Roversi nella mia rassegna di letteratura vespistica, non fosse altro per il fatto di aver finalmente fatto debuttare il Giallone in copertina, anche se la Vespa raffigurata è evidentemente un PX e non una 50. Mi permetto un'ultima considerazione: sono dell'idea che la copertina di un libro debba in qualche maniera dare un'idea di ciò che ci si leggerà.
Una nota personale di carattere "estetico": un bel romanzo quale "Niente baci alla francese" avrebbe meritato una copertina con design grafico più efficace, non fosse altro per il fatto che, visto il titolo, una grafica del genere più che a un romanzo giallo fa pensare a un romanzetto Moccia-style...
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Ho avuto l'opportunità di incontrare personalmente Paolo Roversi e di scambiare quattro chiacchiere a proposito del suo "Giallone".
Su Google video è presente un'intervista di La7 in cui l'autore presenta questo libro.
Su YouTube è caricata una clip con il book-trailer di presentazione.


Paolo Roversi
Ugo Mursia Editore
Di Paolo Roversi sono usciti altri due romanzi dove il Giallone accompagna il protagonista:
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I libri di Paolo Roversi sono presenti nel catalogo della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Galleria fotografica


WeLoveLiving: più di quel che sembra


Una comunità di appassionati di mezzi d'epoca? Molto, molto di più.
La dichiarazione di intenti riportata nella loro borchure di presentazione esprime quella che più di una passione si configura come una vera e propria filosofia di vita.
Le ruote della mia Vespa si sono incrociate con quelle dei loro Maggiolini e delle loro "2CV" non molto tempo fa. Un incrocio di ruote soltanto virtuale, almeno per il momento, ma sufficiente a renderci conto di essere sintonizzati tutti quanti sulla medesima lunghezza d'onda, quella che ci porta a sognare e a vivere in sella ad uno scooter o al volante di veicoli che sono autentici pezzi di storia.
Questa pagina è il minimo che potessi fare per ricambiare l'attenzione degli amici di WeLoveLiving per il racconto della mia avventura patagonica in sella a Charley, il mio fido Vespone PX.

1000 giorni in Vespa

Grazie a CHILOMETRI DI PAROLE IN VESPA è possibile il download di tutti i file in PDF degli articoli scritti da Giorgio Bettinelli per la rivista Tuttomoto nel corso della sua leggendaria "Worldwide Odissey", il giro del mondo compiuto a bordo di una Vespa modello PX tra il 1997 e il 2001.

Tutti gli articoli sono corredati dalle fotografie scattate dallo stesso Bettinelli, una testimonianza ancora più preziosa in virtù del fatto che il suo splendido libro fotografico "In Vespa oltre l'orizzonte" non è mai più stato ristampato ed è ad oggi introvabile. C'è chi critica gli ultimi libri di Bettinelli in quanto scritti "a tavolino", con la Vespa ferma e a viaggio ormai concluso, lamentando la poca spontaneità dei testi. A mio avviso una critica ingiusta in quanto scrivere di un viaggio non vuol dire necessariamente redigere un diario.

Con questa serie di articoli gli appassionati del racconto "dal vivo" sono serviti. Un Bettinelli d'antan forse, che si muoveva tranquillo lungo le strade del pianeta terra in sella al suo fedele Vespone marca Piaggio modello PX. Una serie di articoli che meritano di essere letti e conservati, non fosse altro che per farsi venire la voglia di saltare in Vespa... e partire!

Tratto dal sito del "Bettinelli Vespa fan club": Partito da Ushuaia in 1340 giorni Bettinelli ha portato a termine il giro del mondo incrociando otto volte la linea immaginaria dei Tropici e quattro volte quella dell’Equatore; attraversando tutta l’America meridionale e quella centrale, gli Stati Uniti coast to coast, la Siberia, l’Europa e l’Africa dal Marocco a Città del Capo, e poi da lì sulla costa orientale fino a Gibuti; l’Asia continentale dallo Yemen a Singapore, l’Indonesia da Sumatra a Timor, l’ovest dell’Australia da Darwin a Melbourne, e poi l’arrivo in Tasmania, collezionando Capo Horn, Capo Nord, il Capo di Buona Speranza e il South East Cape nel palmares di questo viaggio, con la complicità di settemila litri di benzina e centocinquanta chili d’olio per motori a due tempi. 144.000 km dal Cile alla Tasmania in 3 anni e 8 mesi.

Di seguito l'elenco degli articoli in ordine cronologico così come furono pubblicati.

(a) ottobre 1997 - "il mondo è mio" (tutto pronto per la partenza)
(b) dicembre 1997 - "Inizia l'avventura!"
(1) febbraio 1998 - "Si parte, finalmente!" (il tour prende il via da Ushuaia)
( 2) marzo 1998 - "Su e giu per le Ande" (Argentina, Cile, Uruguay, Brasile)
( 3) aprile 1998 - "Struggente allegria" (Brasile, Salvador)
( 4) maggio 1998 - "Venezuela quasi un miraggio" (Brasile, Venezuela)
( 5) giugno 1998 - "Colori dei Caraibi" (Venezuela, Colombia)
( 6)  luglio 1998 - "Nel cuore del centro America"
( 7) agosto 1998 - "Arriba Mexico!"
( 8) settembre 1998 - "Una Vespa nella Grande Mela" (Texas, New York, Michigan, Visconsin)
( 9) ottobre 1998 - "Stati Uniti: attraverso i territori indiani" (dalla California al Canada)
(10) novembre 1998 - "Ritorno al grande nord" (da Seattle ad Anchorage)
(11) dicembre 1998 - "Siberia... a marcia indietro" (in volo fino a Mosca per poi affrontare la Siberia)
(12) gennaio 1999 - "Un mare di steppa" (Siberia)
(13) febbraio 1999 - "da Mosca a Capo Nord"
(14) marzo 1999 - "Nella vecchia, nuova Europa" (Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Polonia, Rep. Ceca, Austria)
(15) aprile 1999 - "Che bello, passo da casa!" (Rep. Ceca, Germania, Olanda, Belgio, Lussenburgo, Francia, Svizzera, Italia)
(16) maggio 1999 - "Finalmente Africa" (Spagna, Portogallo, Marocco)
(17) giugno 1999 - "Dune, dune, ancora dune" (Mauritania, Sahara)
(18) luglio 1999 - "Uno scooter tra i cammelli" (Mauritania, Senegal, Gambia, Guinea, Mali)
(19) agosto 1999 - "L'Africa, quella dura" (Nigeria, Camerun, Gabon, Congo, Zaire, Angola)
(20) settembre 1999 - "Tre giorni all'inferno" (il rapimento)
(21) ottobre 1999 - "Eccomi ancora in viaggio" (Namibia, Angola, Sud Africa)
(22) novembre 1999 - "Su e giu per i tropici" (Sud Africa, da Windhoec a Cape Town)
(23) dicembre 1999 - "Stregato dal mal d'Africa"
(24) gennaio 2000 - "Il cuore caldo dell'Africa" (Mozambico, Kenia, Etiopia)
(25) febbraio 2000 - "Tutta l'Africa sotto le ruote" (Kenia, Etipoia)
(26) marzo 2000 - "Nel paese delle Mille e una Notte" (Yemen)
(27) aprile 2000 - "Yemen, una scorta contro i rapimenti"
(28) maggio 2000 - "Magico Oriente" (Oman, Emirati Arabi, Iran)
(29) giugno 2000 - "Castelli di sabbia" (dall'Iran al Pakistan)
(30) luglio 2000 - "L'incredibile Pakistan"
(31) agosto 2000 - "That's India!"
(32) settembre 2000 - "Nella terra dei mille colori" (India)
(33) ottobre 2000 - "dal Gange verso il Nepal"
(34) novembre 2000 - "Addio Cina, arrivo India!"
(35) dicembre 2000 - "Mr Vespa vola a Bangkok"
(36) gennaio 2001 - "Magico golden" (Birmania, Laos, Tailandia)
(37) febbraio 2001 - "Stop a Bangkok" (il tour si ferma causa incidente)
(38) marzo 2001 - "Malesia arrivo"
(39) aprile 2001 - "Oriente fatato" (Indonesia, Giava)
(40) maggio 2001 - "ricordi balinesi" (Giava, Timor, Bali)
(41) giugno 2001 - "Canguri e deserto" (Australia)
(42) luglio 2001 - "Missione compiuta!" (il giro del mondo è compiuto!)

Un "pieno" di ricordi...

Poche cose sanno farmi rendere conto di essere in cammino con la stessa efficacia un rifornimento di carburante. Ogni pieno è un passo in avanti, scandito da un'inflessione dialettale immediatamente percepibile. Vespa + bagagli = forestiero, e ogni pieno una chiacchierata. Un rubizzo bergamasco che sa essere tanto rude quanto incomprensibile, un veronese che pare non essersi ancora deciso se essere già veneto o ancora lombardo e poi un veneto, tanto veneto che oltre alla benzina mi fa anche un pieno di bestemmie tanto naturali e spontanee che non darebbero noia nemmeno a un sacerdote. In Trentino una tipa tanto entusiasta da darmi l'idea che quel giorno avesse aperto solo perchè sarei passato io. Sono ancora in patria ma già mi sento chiedere qualcosa tipo:"wohin gehört es zum fespa?" da un addetto che forse si sente italiano per sbaglio. Sconfinando la percezione dei dialetti si perde ma, paese che vai procedure di rifornimento che trovi! "Lui fais-je le plein ?" o qualcosa di simile, sempre ammesso di riuscire a trovare un distributore, nascosto nel parcheggio di qualche centro commerciale. In altre terre è facile inventarmi un "benzina, gracias!" certo tanto di essere compreso quanto di non riuscire ad andarmene prima che l'addetto alla pompa abbia finito di togliersi ogni curiosita su chi sono, da dove vengo e dove sto andando (riguardo il discorso "anch'io avevo una Vespa..." non sto neanche a dirlo: mi è che capitato da Sterzing a Capo Passero, dagli Appennini alle Ande). Le Ande: ricordi di esotici rifornimenti dove il benzinaio una volta è un'arzillo dall'età indefinibile e la barba bianca e un'altra una bimba che ancora non ha finito le elementari (sempre ammesso che vada a scuola). Infinite pagine sfogliate come litri e litri di idrocarburi sversati nel serbatoio dei ricordi.

in "solitaria" 51° Elefantentreffen

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Il raid mototuristico



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Gian Carlo Nuzzo
IL RAID MOTOTURISTICO
Edizioni Il Castello - Milano

Amici in Vespa (e non solo!)

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Mio fratello Paolo, ovvero lo scrittore noir più pallido del Web. :

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Giorgio Bettinelli: il suo video/blog e il suo blog istituzionale sul sito della Feltrinelli.

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V.C. Vigevano "Rane Vagabonde"

LIBRI in VIAGGIO libri di viaggio e viaggi coi libri.

TripFabio - foto e diari di viaggio









CAPE HORN

Nei fatti non posso definire la CAPE HORN un mio "sponsor", ma moralmente li considero tali per più di un motivo. Quando insieme agli amici di Vespaonline è stata organizzata l'avventurosa spedizione in Vespa attraverso la Patagonia, ciascuno di noi si è impegnato nella ricerca di sponsorizzazioni, spesso attingendo alle proprie conoscenze personali. Io che direttamente non conoscevo nessuno potenzialmente interessato alla nostra impresa non ho potuto fare altro che navigare nel Web alla ricerca di qualche spunto. La meta del nostro viaggio era la Tierra del Fuego: inevitabile quindi finire nel sito di un'azienda che per logo si è scelto "CAPE HORN", un luogo di cui basta il nome per evocare viaggi e avventura. Presi contatto senza troppe speranze. Piacevolissima sorpresa ricevere due semplici righe in risposta alla mia mail: "Salve, complimenti per il vostro programma particolare e avventuroso, Cape Horn potrebbe partecipare con alcuni capi antivento...". I "capi antivento" della CAPE HORN sono stati la nostra seconda pelle per tutta la durata del raid. Capi di alta qualità in grado di mantenere costante la temperatura corporea, dalle fresche serate nella Pampa di Buenos Aires fino alle neve trovata una volta giunti a Ushuaia, Tierra del Fuego (a poche centinaia di km dal mitico Capo Horn!). Oggi quel capo di abbigliamento è un'inseparabile compagno dei miei vaiggi in Vespa, una sorta di talismano di cui mi è impossibile fare a meno. Un altro motivo che mi lega a questa azienda è il fatto che il loro sito ospiti quella che a tutt'oggi è la traccia più consistente che si possa trovare nel Web a proposito del nostro viaggio. La mia attività di vespista/viaggiatore dopo l'exploit in Argentina continua per strade più ordinarie ma ugualmente affascinanti, e sono certo, conoscendo la filosofia aziendale della CAPE HORN, di saperla sempre pronta, attenta e disponibile.

Sulle ali di un Ape

Sulle ali di un Ape
di Paolo Brovelli


Premessa: se non ci si sofferma all’apparenza, a mio giudizio, la differenza tra una Vespa e un’Ape è solo una sola ruota in più. Null’altro. Di conseguenza non c’è molta differenza nemmeno tra chi per viaggiare sceglie la Vespa oppure, come in questo caso, l’Ape. Lo spirito curioso del viaggiatore attento trova, sia nella Vespa che nell’Ape, l’incubatrice perfetta in cui maturare con pazienza. Il ritmo lento imposto al cammino è solo un aiuto e mai un ostacolo, ce lo racconta anche Paolo Brovelli, l’autore di "Sulle ali di un Ape":

"L’obbligo di fermarsi spesso per fare raffreddare il motore ci ‘costringe’ a entrare in contatto con luoghi e persone, odori e sapori che altrimenti non noteremmo, e così riflessioni e stimoli mutano, si moltiplicano."
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Inevitabile quindi che, alla fine del viaggio, anche l’apenauta si ritrovi a vergare su carta le sue peregrinazioni.
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"La Via della Seta, Istanbul, Teheran, Persepoli, Samarcanda, il Pamir, l’Himalaya, il deserto del Gobi, Pechino (...). Una sagra dei luoghi mitici del continente, che già nel nome ci senti il profumo del viaggio."
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Credo bastino queste poche righe tratte da una delle prime pagine di "Sulle ali di un Ape" a dare un’idea della straordinaria avventura vissuta dall’autore e dal suo compagno di viaggio, Giorgio Martino nel corso della loro EurAsia Expedition 1998. La conferma di questa straordinarietà è nei numeri di questo viaggio:
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"212 giorni, 25.001 chilometri, 19 Paesi (9 europei e 10 asiatici), 6 deserti, 5 valichi oltre i 3000 metri, 4 oltre i 4000, (...) 278 pagine di appunti dopo la partenza dalla Torre di Belem all’agognata meta."

Quello di Brovelli e Martino è un viaggio di ricerca, compiuto tra l’aprile e il novembre del 1998. La partenza è da Lisbona, all’estremo ovest del Vecchio Continente, e poi via, fino a Trieste, dove si conclude l’antipasto del lungo cammino. Il viaggio vero alla volta dell’est inizia da li, attraverso i Balcani, usciti solo da poco dal tunnel della guerra, ed è una preziosa testimonianza di quel periodo. Lasciata l’Europa ecco la Turchia, il Medio Oriente e poi l’Eurasia, fino alla Cina. Un crescendo di difficoltà che è sempre più coinvolgente, come solo può esserlo un viaggio lungo sette mesi:
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"Dopo mesi di viaggio lento e meditato tutto mi sembra normale. Una normalità primordiale, mista di stupore, piacere e serena accettazione. Tutto è sorpresa, ma la sorpresa è norma, in un itinerario tanto lungo e complesso."
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A ogni tappa del viaggio, a ogni sosta, un incontro. Persone, testimonianze di un’ospitalità spesso spontanea e generosa e altre volte "interessata", dove per interessata si intende la curiosità con cui genti che riteniamo meno evolute "approfittano" dell’arrivo di uno straniero per informarsi ed arricchirsi reciprocamente, dando prova di grande cultura e civiltà.
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"Di città in città, da un paesaggio all’altro, tra poveri, ricchi, intellettuali, reietti ci muoviamo spontanei e liberi. Semplici, ci adattiamo a questa persona o a quella tribù, al cibo e al clima, sorseggiando oggi un caffè a Teheran, domani un tè tra i gulistan di Shiraz. Il nomadismo diventa una condizione naturale."
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Ci sono voluti più di otto anni dalla conclusione del viaggio perché questo libro fosse dato alle stampe, ma a rendere attuale questo diario di viaggio è proprio il ritmo lento imposto dall’Ape, che annulla le distanze e da chilometriche le fa temporali. Da Lisbona a Pechino, dall’Occidente all’Estremo Oriente, non ci sono qualche migliaio di chilometri che potrebbero essere coperti in una decina di ore di volo, ma sette mesi di cammino. Quindi il viaggio di otto anni prima potrebbe essere stato fatto ieri, domani, così come secoli fa, a un’andatura solo di poco più veloce di quella che poteva avere un carro. Ma lo spirito del viaggiatore rimane quello di allora, instancabile e insaziabile:
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"Avevo sempre pensato che un viaggio tanto lungo mi avrebbe appagato del tutto, avrebbe finalmente sopito la mia voglia di vagabondare, la mia sete di viaggi, ma non è così."
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Paolo Brovelli
SULLE ALI DI UN APE
Casa Editrice Corbaccio

Questo libro di Paolo Brovelli è presente nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA




Corri fiero vivi libero


in allestimento
Ralph "Sonny" Barger
Baldini & Castoldi
I libri di Ralph "Sonny" Barger sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Andate e ritorni


in allestimento
Roberto Ferrucci
ANDATE E RITORNI (scorribande a nordest)
Amos Edizioni
I libri di Roberto Ferrucci sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta


Robert M. Pirsig
Adelphi Edizioni - Milano
Collana Super Pocket

Scrive Alberto Infelise su La Stampa del 26 aprile 2017 in occasione della scomparsa di Robert M. Pirsig:

"Pochi libri strappano il cuore come “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert Maynard Pirsig. Quella storia del dito che indica la luna con lo scemo che guarda il dito, deve esser stata pensata per il libro che ha reso celebre lo scrittore, morto sabato, ottantottenne, nella sua casa nel Maine. Perché Pirsig indica la motocicletta, i suoi ingranaggi, le bielle, il grasso, ma sta parlando di sé, di un uomo fragile, che può grippare da un momento all’altro.

La storia del libro è quella di un viaggio in moto attraverso l’America con il figlio undicenne, Chris. Pirsig è un uomo complicato. Estremamente intelligente, estremamente sofferente. Nel 1967, quando inizia il viaggio, ha da poco passato tre anni interi a curarsi in diverse cliniche psichiatriche. Gli viene diagnosticato un forte esaurimento nervoso, poi la schizofrenia. Sulle sue spalle la scimmia della depressione.  

Il nucleo del racconto è il rapporto con Chris. Ogni padre ha un senso di colpa nei confronti dei figli. Doppio nei confronti dei figli maschi. Perché sa che non sarà mai abbastanza bravo, mai abbastanza sicuro, mai abbastanza completo per quel ragazzo da crescere. Ogni padre malato sa che deve convivere ogni giorno con il timore di trasmettere ai figli il baratro della sua infelicità, il nichilismo escatologico che si porta dentro, che nel caso di Pirsig trova le radici nella filosofia antica e nell’irrisolto rapporto tra le cose e il loro senso. 

Il disperato, straziante, dilaniante tentativo di essere padre è il cuore dell’opera di Pirsig. Sulla strada mostra al figlio il meglio che pensa che il mondo possa offrire: il viaggio, la bellezza, la natura, l’intensità dei sentimenti. La moto su cui viaggiano è una moto che può rompersi, che sai già che andrà aggiustata e che devi essere in grado di aggiustare. O almeno di riuscire a portarla fino al prossimo meccanico. Altri viaggiano sulle Bmw, le moto tedesche che difficilmente danno problemi e che ti possono perdonare il fatto di non saperci mettere le mani dentro. Ma il male oscuro è così: sai già che sarà un casino, sai già che qualcosa andrà male. Tanto vale prepararsi a reagire. 

E’ una tenerezza infinita il sentimento che accompagna la lettura del libro di Pirsig. Padre e figlio alla scoperta di cosa ci sarà dietro la prossima curva. Un tramonto, un mare. O un tir contromano. Chris, l’amato compagno di viaggio undicenne, la speranza di bellezza, il riscatto dalla sofferenza che ogni padre vede nei suoi figli, fu ucciso da una coltellata fuori da un locale di San Francisco ad appena ventitré anni, cinque anni dopo l’uscita del libro. Se esistesse il paradiso, la vita dopo la morte, la reincarnazione, una qualsiasi forma di riscatto e di ritorno, ora Pirsig meriterebbe di ritrovare Chris su una strada infinita. Senza più tristezza. Senza più colpa. Senza più lacrime. Per sempre."


I libri di Robert M. Pirsig sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Roberto Patrignani

Tra i tanti libri a soggetto motociclistico scritti da Roberto Patrignani sono due quelli in cui si parla di Vespa. Entrambi narrano la medesima storia: il racconto del suo viaggio “in Vespa da Milano a Tokyo”, che da anche il titolo del primo di questi libri. Questo viaggio, datato 1964, venne realizzato in occasione dei Giochi Olimpici organizzati in quell’anno nel paese del Sol Levante.

Pane e chilometri” esce invece nel 2004, a quarant’anni di distanza, ed è una raccolta dei diari di viaggio dell'autore. Tra un libro e l’altro non ci sono solo quarant’anni, ci sono soprattutto le migliaia di chilometri percorsi in tutto quest’arco di tempo da Patrignani. Una vita passata in sella a Vespa, motociclette e ciclomotori. Chilometri che hanno lasciato il segno, e Patrignani lo scrive chiaramente (tratto da “Pane e chilometri”): “(...) ho voluto subito fornire una prova della sincerità e della verità con cui il mio diario è stato redatto. Anzi, nel rivisitarlo ultimamente prima del fatidico ‘si stampi’, ho voluto lisciare con una passatina di tela smeriglio anche altri passaggi che sapevo un po’ rugginosi”.

Un lavoro di “lisciatura” che si percepisce chiaramente confrontando le due edizioni del racconto del viaggio in Giappone. “In Vespa da Milano a Tokyo” risulta a tratti spigoloso per la sincera schiettezza di alcuni brani. Spigoli lisciati nell’edizione più recente, in cui è evidente il differente approccio al racconto. “Pane e chilometri” scorre più veloce dei chilometri percorsi da Patrignani nei suoi viaggi in ciclomotore (un coast-to-coast di 4.600 km attraverso gli Stati Uniti in sella a un Garelli “Noi Matic” 50cc e un tormentato raid africano - dal Sud Africa all’Etiopia - con un Guzzi “Dingo” 50cc).


Le pagine di “Pane e chilometri” in alcuni brani sono velate da un soffio di leggera tristezza per il tempo che passa e per la salute che non è più quella di un tempo. Ma non c’è rassegnazione nelle sue parole, tanto che nel luglio del 2004 Patrignani torna di nuovo in sella alla Vespa che già lo portò a Tokyo, sulla strada della rievocazione della leggendaria Milano/Taranto, e chiude il libro con il proposito di ripercorrere la medesima strada in un prossimo futuro... a piedi!

Scrive Patrignani: “Qui spengo (momentaneamente) il motore per rispetto e riconoscenza a non so bene chi. Confido nei prodigi della Scienza e nella buona Stella per trovarmi in forma al momento di intraprendere nuovamente un bel viaggio”.

Roberto Patrignani si è arreso alla malattia nel gennaio del 2008.
Voglio credere che si sia realizzata una sua aspirazione: lo scrittore, commentando la foto di copertina di “in Vespa da Milano a Tokyo” scrive: “Se questo autoscatto lasciasse trasparire anche l’anima, bé, è nello stato in cui mi trovavo quel giorno che vorrei presentarmi a San Pietro”.
Roberto Patrignani
Edisport - Milano

Roberto Patrignani
PANE E CHILOMETRI
Filosofia del viaggio tribolato
Edito da Pitierre - Lecco


Sul prestigioso sito Web "Anima Guzzista" è riportata una bella intervista a Roberto Patrignani, che risale al 2002.
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Per contribuire al mantenimento di questo Weblog acquistate i vostri libri dal sito della LIBRERIA UNIVERSITARIA passando da questo link o dagli altri pubblicati in altre pagine. 

Verso la Mongolia


in allestimento


Italo Barazzutti
VERSO LA MONGOLIA
Adizioni Andrea Moro

In Vespa oltre l'orizzonte

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Giorgio Bettinelli
Rusconi Libri srl

E' considerato il "libro fantasma" di Giorgio Bettinelli. Libro fantasma perchè in pratica non esiste più, un po' come il Castello di Bam, la fortezza di sabbia crollata a seguito del disastroso terremoto che ha colpito la provincia di Kerman, in Iran, il giorno di Natale del 2003, davanti al quale Bettinelli si immortalò con un "selfie" che a quel tempo si chiamava ancora banalmente "autoscatto.


Un libro fotografico pieno zeppo di splendide immagini a colori: non male per uno che alla partenza dei suoi primi viaggi non aveva con se nemmeno un apparecchio fotografico, comprandosi poi una macchinetta da quattro soldi su una bancarella in qualche remoto bazar, iniziando a scattare migliaia di diapositive di cui questo volume è la logica conseguenza. Un libro difficile da descrivere a parole, che meriterebbe di essere sfogliato, ammirato nelle sue immagini, leggendo i commenti dell'autore che si alternano alle fotografie.

(un video per sfogliare virtualmente il libro)

Bella e adeguata l'impaginazione, in cui compaiono i visti sul suo passaporto e tutti quei piccoli souvenir che ci si ritrova in tasca o in fondo allo zaino alla fine di ogni viaggio a ricordarci la strada percorsa.
La pubblicazione di questo libro purtroppo si è limitata alla prima tiratura a causa del fallimento della casa editrice Rusconi. Oggi "In Vespa oltre l'orizzonte" è un volume praticamente introvabile, un volume fantasma. Una rarità preziosissima per tutti gli estimatori di Bettinelli tanto che le poche copie messe all'asta su Ebay sono state aggiudicate al prezzo di alcune centinaia di Euro. Resta la speranza di una ristampa acclamata dai tanti fans del grande Giorgio Bettinelli.
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Giorgio Bettinelli
Rusconi Libri srl
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Come detto questo volume è ormai considerato esaurito e non è più stato ristampato. È comunque presente nel catalogo on-line della LIBRERIA UNIVERSITARIA

VESPAONLINE!

È grazie a Vespaonline che ho cominciato a prendere coscenza del mio essere vespista. Questo sito è on-line dal 1997, agli albori dell'avvento di Internet in Italia. Io ci sono arrivato molto più tardi, nel 2003, collegandomi a 56k con un occhio all'orologio per non far salire troppo la bolletta del telefono.
Con Vespaonline ho fatto virtualmente conoscenza con tante altre persone animate dalla mia stessa passione, la Vespa ed i viaggi in Vespa. In quell'anno grazie ai consigli di altri VOListi (VOL è l'acronimo di VespaOnLine) riuscii ad organizzarmi per andare in solitaria fino a Vienna per l'EuroVespa, il mio primo viaggio di un certo impegno. Fu a Vienna che per la prima volta incontrai di persona altri membri di questa comunità virtuale. Dall'anno successivo iniziai a prendere parte ai Raid organizzati da Vespaonline, incontrando sempre più persone che ben presto sono diventate miei amici. Gente con cui non riesco a vedermi spesso quanto vorrei ma che sento vicine come amici frequentati quotidianamente. Nel dicembre 2005 la grande avventura che, grazie all'organizzazione di Vespaonline, mi ha visto in sella alla mia Vespa sulle piste della Patagonia. Il mio rapporto con questa comunità è andato quindi consolidandosi negli anni e sulla strada, tanto che oggi ho l'onore di essere stato insignito del ruolo di moderatore della sezione "viaggi" del frequentatissimo forum di VOL.

La via delle Indie in Vespa

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Quello di Giorgio Càeran non è un "semplice" viaggio, ma molto di più. Fare paragoni con il più celebre Bettinelli è ingiusto e inadueguato, anche se ad accomunarli c'è qualcosa di più che la voglia di scoprire il mondo in sella ad una Vespa. Il viaggio si svolge dall'agosto del '77 al luglio del '78, con l'intermezzo di una sosta tecnica di sei mesi a Rezaiyeh, in Iran, lavorando per un'impresa italiana di carpenteria allo scopo di raggranellare denaro sufficiente a riparare la Vespa e continuare il suo viaggio. Anche in quegli anni non dev'essere stato facile viaggiare in quei territori, ma almeno non c'era da fare i conti con terroristi e integralisti religiosi. La Vespa di Càeran è il sogno di ogni vespista, una Rally 200 che prima di portarlo sulle strade dell'asia lo aveva condotto fino a Capo Nord, e anche quest'avventura è raccontata nel suo libro. Un diario di viaggio compilato diligentemente giorno per giorno, con precise tabelle chilometriche suddivise tappa per tappa. Un viaggio avventuroso di quasi 23.000 km svolto nell'arco di poco meno di un anno, con 59 giorni effettivi di cammino. Càeran fornisce anche tutti i dettagli tecnici, con diverse foto che illustrano come ha attrezzato la sua Vespa. Un libro che si legge molto volentieri, con la curiosità di conoscere le avventure dell'autore. Molto bella la foto di copertina.

.Giorgio Càeran
LA VIA DELLE INDIE IN VESPA

Edizioni Càeran - Cermenate (CO)

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Dell'edizione originale di questo libro esistono poche copie ma è possibile rintracciarne qualcuna presso la Libreria dell'Automobile di Milano, oppure rivolgendosi all'autore stesso rintracciabile tramite FaceBook. La storia di questo suo epico viaggio, seppur con tagli marginali, è possibile leggerla anche in un altro libro dello stesso Càeran, nel quale racconta di altre sue esperienze di viaggio, in Vespa e non.

Giorgio Càeran

GIRAMONDO LIBERO, in viaggio con la Vepa e con lo zaino.

Giorgio Nada Editore (MI)
Questo volume è presente nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Rhapsody in black

"Rhapsody in black" riprende il filo della World Wide Odissey, il giro del mondo in Vespa, laddove si era bruscamente spezzato dopo il rapimento di Bettinelli da parte di una banda di guerriglieri congolesi. Il suo entusiasmo non si è spento, anzi, ma prima di poter ricominciare a macinare chilometri deve combattere per riuscire ad avere la meglio sulla burocrazia e soprattutto la corruzione che regolano la vita nei paesi africani. Il suo sguardo sul mondo e sull'Africa in particolare non sarà più lo stesso dopo la brutta avventura, e questo passo del libro lo trovo emblematico:

"Il pomeriggio successivo, con la macchia arancione del sole che si tuffava dietro i tetti sghimbesci delle case alle mie spalle, camminando per Avenida Comandante Valodia vedo un bambino abbandonato sul marciapiede, attorniato da qualche curioso. È scosso da convulsioni assurde, atroci. Il suo corpo sembra evacuare da ogni orifizio gli spasmi di uno stupore senza confini, che gli si decanta nell'albume degli occhi sbarrati: un muco denso dalle narici, un vomito spumoso a imbrattargli il collo, una sorgente di orina a dilatarsi sui suoi pantaloncini sbrindellati, come petali marci di un ciclamino, una melma molliccia a colargli tra le cosce che sbattono sull'asfalto come le zampe di una cavalletta in agonia. Forse gli ultimi spasmi della malaria o di una miseria difficilmente immaginabile, forse colera, forse le scansioni di una malattia sconosciuta; più probabilmente gli ultimi istanti della sua giovane vita.".

Viaggiare con Bettinelli sulle pagine di "Rhapsody in black" è più difficile che nei suoi due libri precedenti, ma non meno piacevole e come sempre istruttivo. Lo sguardo sul mondo di uno spirito libero, da un punto di vista tanto scomodo quanto privilegiato. Un viaggio che si fa molto più attento che in passato, con più voglia di raccontare.
Il libro inizia è termina con un aneddoto bizzarro: una caduta nella doccia in una stanza d'albergo a Hobart, Tasmania, al capolinea del suo giro del mondo. Ma in questo volume il racconto del viaggio termina con il suo sbarco nello Yemen. L'Africa tanto sognata è archiviata. Ora davanti a lui ci sono le strade dell'Asia e poi ci saranno quelle l'Australia.
Che sia arrivato fino in fondo è cosa nota. Per sapere come ci è arrivato però bisognerà attendere il prossimo libro.

Giorgio Bettinelli
RHAPSODY IN BLACK (dall'Angola allo Yemen)
Casa Editrice Feltrinelli
Collana Traveller
Questo volume è presente nel catalogo on-line della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Il Tango del Verbano

È possibile vedere il filmato anche su YouTube.

BRUM BRUM - 254.000 km in Vespa

Dopo il grande successo del suo primo libro "In Vespa" Bettinelli ci riprova con "BRUM BRUM" e fa centro un'altra volta. In questo suo secondo romanzo on-the-road racconta la storia di due epici viaggi che l'hanno visto attraversare in Vespa tutti e cinque i continenti. Dopo l'aperitivo del suo primo viaggio (Roma/Saigon, 24.000 km) narrato nel suo primo libro, Bettinelli si mette a fare tremendamente sul serio. Con la benedizione di mamma Piaggio che gli mette a disposizione una Vespa PX e l'assistenza della sua rete d'assistenza sparsa un po' per tutto il globo, nel 1994 prende il via da Anchorage nel nord dall'Alaska, destinazione Ushuaia (Tierra del Fuego), all'estremo sud dell'Argentina, che raggiunge nel 1995 dopo un viaggio di 36.000 km.Alla fine di quello stesso anno si mette nuovamente in sella a Melbourne, Australia. Questa volta la destinazione è Città del Capo, Sud Africa. Un viaggio di 52.000 km che si conclude nel 1996. Ci sarebbe da ritenersi soddisfatti, ma Bettinelli non lascia: raddoppia. Nel 1997 dopo mille peripezie riesce ad organizzare la partenza di un altro viaggio leggendario, il sogno di ogni viaggiatore: il giro del mondo. Il luogo scelto per la partenza è Ushuaia, che fu il capolinea della sua prima impresa intercontinentale. Quarantaquattro mesi in Vespa attraverso tutti i continenti, scavalcando per quattro volte la linea dell'Equatore, per un totale di 144.000 km percorsi. "Brum brum" è la cronaca di queste sue imprese che sono entrate nella storia non solo del vespismo ma del motociclismo. Una cronaca incompleta, che si interrompe dopo il suo rapimento da parte di una banda di guerriglieri congolesi, che dopo averlo tenuto prigioniero lo lasciano senza Vespa e senza null'altro. Una brutta avventura dalla quale ha la fortuna di uscire sulle sue gambe, incredulo di essere ancora vivo. Il romanzo termina con lui all'aeroporto di Luanda, in attesa di sdoganare una nuova Vespa spedita da mamma Piaggio. Il suo giro del mondo può quindi continuare.Anche questo suo secondo libro è molto veritiero e genuino, anche se a mio giudizio non raggiunge i vertici di "In Vespa", secondo me inarrivabile per originalità e modo di scrittura.

Giorgi Bettinelli
BRUM BRUM - 254.000 km in Vespa
Case Editrice Feltrinelli
Collana Traveller
http://www.feltrinelli.it/
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Questo volume è presente nel catalogo on-line della LIBRERIA UNIVERSITARIA

Le regole, o la manutenzione della Vespa

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Va detto subito che la Vespa in quanto tale non c'entra molto. Il libro, come dal titolo parla di REGOLE (l'importanza di riconoscerne l'esistenza e di rispettarle, soprattutto a riguardo dell'educazione di adolescenti e del recupero di persone con particolari problemi sociali: ex tossici e detenuti ecc. ecc).
La Vespa viene tirata in ballo dall'autore con la scusa di un recupero/restauro per fare il quale si rivolge a un amico esperto per sapere quali regole seguire, accorgendosi che i suoi sforzi, profusi "senza seguire delle regole", non davano risultati soddisfacenti. Ripeto, la Vespa in quanto tale non c'entra nulla ma il libro comunque vale il prezzo dell'acquisto (in particolar modo per chi come me si trova a dover tirar su due marmocchi, in un mondo dove le regole (a cominciare dalla scuola!) sembrano essersi perse per strada.
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Fulvio Ravera
Casa Editrice Ponte alle Grazie
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I libri di Furio Ravera sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

La mina (stra)vagante

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"Amavo la mia Vespa. Era la libertà presa in prestito senza interessi, la leggerezza di passare nella vita della gente, solo per un attimo, senza fermarsi. ... viveva con me da oltre undici anni, era più vecchia di me, ma più in salute, e forse sarei morta prima di lei. ... non avrei mai potuto cambiarla con uno scooter ad accensione elettrica. -Scherzi? Quei cosi tutti di plastica che quando ti lasciano a piedi non sai mai dove mettere le mani? Non sopporto il loro ronzio uniforme, mi fa addormentare. La mia Vespa vive, la sento respirare, ridere, sbottare, sbuffare.- Io la chiamavo la Mina Vagante, perchè lei era la mina, e io la vagante. ... Io le volevo un bene dell'anima.".
Queste sono alcune righe che ho tratto dalle prime pagine del romanzo "La Mina (stra)vagante" scritto da Chiara De Luca, che mi hanno portato poi a leggere con curiosità tutto quanto ne seguiva. Alla fine la curiosità ha lasciato spazio alla soddisfazione di aver trovato l'ennesima conferma al fatto che non si può banalmente catalogare una Vespa in quanto semplice mezzo di trasporto. Non so quanti altri veicoli dotati di motore a scoppio stimolino la vena letteraria dei loro proprietari così come avviene per la Vespa. Tant'è.
È piacevole intrufolarsi nelle vicissitudini della protagonista in una Bologna metropolitana, nelle sue tribolazioni quotidiane che tutti, chi più chi meno, condividiamo. La Vespa è il comune denominatore delle sue giornate, con i suoi guasti e soprattutto la sua capacità di adattarsi al nostro umore e ai nostri capricci, di condividere i nostri sentimenti. E poi se volete chiamatelo ancora "mezzo di trasporto".

Al momento questo libro non risulta essere disponibile nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA.
Io l'ho acquistato direttamente presso l'editore
http://www.faraeditore.it/html/siacosache/mina.html

Fino all'oceano in Vespa

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"Moto è una bella parola. C'è dentro musica scoppiettante e aria di libertà. L'emozione di cavalcare entrambe. Moto è una bella parola, ma Vespa è mito. Mito di fedeltà e tradimento. E se il mito è uno, mille sono i modi di prenderlo a prestito. Una Vespa infatti non si possiede mai. Come una relazione amorosa è bene prenderla per quello che è. C'è un momento, quando si sale sulla Vespa, in cui si stacca il piede da terra. La strada si mette a correre e i piedi si posano come su un tappeto di novità. Si sta in una posizione composta, di spettatori fidenti... Così ho cominciato a leggere FINO ALL'OCEANO, e lo spettacolo ha avuto inizio. Ho sentito il mare e il sole, la gente e la sua umanità, il senso dell'amicizia che l'avventura di un viaggio mette a prova. Aspettative, delusioni, euforie e meditazioni, asfalti e prati, poliziotti, gommisti e ristoratori, donne e lingue straniere mi hanno spesso lasciata col fiato sospeso. Ho trovato anche talento, talento letterario, intendo. Linguaggio avvincente, sonoro, visivo, a volte cinematografico, altre volte introspettivo. Qualità buone per le parole e per i gesti. Unione di sensi. Che danno senso alla vita."
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Ho voluto riportarvi integralmente le parole con cui LUCIA VIANELLO presenta questo libro scritto da ROBERTO MASIERO, che ho avuto la fortuna di scovare curiosando nel web. A me è piaciuto molto, e ci ho ritrovato il sapore di tanti chilometri che ho percorso anch'io.
Se avete sempre sognato di andare in Vespa in Portogallo ma la "marisite" vi ha consentito di arrivare solo fino al frigo per prendere un'altra birra, oppure se ci siete già stati e vi farebbe piacere sentire il racconto di qualcun'altro che ci è andato, questo è il libro che fa per voi.
In Rete è presente il video di una breve intervista rilasciata dall'autore a Rai3, in occasione dell'edizione 2006 dell'EuroVespa, a Torino.
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Roberto Masiero
Casa Editrice Wbster.Press
I libri di Roberto Masiero sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

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