John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Ci si mette una vita

Federico Russo
CI SI METTE UNA VITA
Einaudi

Federico Russo è un volto noto al pubblico più giovane per aver lavorato in televisione (MTVSKY, Rai2). Ancora più conosciuta, forse, la sua voce, per via della sua seguitissima trasmissione
quotidiana, in diretta da Radio DeeJay. È una cosa buona quando un personaggio così popolare tra i più giovani si affaccia al mondo dell’editoria - più probabile che un adolescente si prenda la briga di leggersi il libro di un disk-jockey piuttosto che il tomo di qualche mostro sacro della letteratura - ma la cosa importante è cominciare a maneggiare qualche libro, e questo “Ci si mette una vita” credo possa essere quello giusto.
Courtesy of Radio DeeJay
Da subito ci si trova comodi in questa storia di amicizia, una trama che, già dalle prime pagine, ti accorgi di aver voglia di leggere fino in fondo. Perché di tante esperienze che si possono vivere in un’esistenza, alla fine, quello che davvero ci resta, è l’amicizia.
“(...) la voce bassa, debole, come se le corde vocali avessero subito uno sforzo a cui non erano
abituate (...). Un incidente, riguardava Carlo (...)”.
Un brusco risveglio per i quattro protagonisti di questa storia, che meglio di qualsiasi traguardo anagrafico segna per loro il passaggio dall'adolescenza all'età adulta e rimette in discussione quelle che parevano scelte di vita ormai definitive, ma che evidenziano il loro limite quando ci si trova a confrontarle con un sentimento superiore. E laddove c’è amicizia molto spesso c’è una Vespa:
“Nel piccolo giardino di casa dei miei, in un punto coperto c’era un ammasso di lenzuola vecchie. Togliendole, ritrovai la mia Vespa arancione. Ferma da chissà quanto tempo, ma sempre raggiante. (...) I suoi anni, nonostante qualche ruga piuttosto pronunciata sulla carrozzeria, se li era sempre portati bene. Una donna di una certa età insomma, ma sempre attraente, forse ancora più di prima, un po’ come Monica Vitti. Così chiamo infatti la mia Vespa nei momenti di intimità, datemi pure del matto.”
A fare da sfondo a questa vicenda Firenze, tra le città storiche monumentali di certo quella a più alto  “coefficiente vespistico”:
“Sgasai fuori dal cancello senza una meta precisa. Scesi da via Massaia, ritrovando il colore delle case che la costeggiavano, testai la salute della mia Vespa affrontando la salita di via Stibbert: se la cavava ancora egregiamente. Scalai fino alla prima mentre percorrevo via Trento, che prima sale e poi scende, come un arcobaleno, osservando alla destra il Giardino del Dragone situato fra me e la cartolina di Firenze.”
E ancora:
“Percorrendo le strette vie del centro storico, la Vespa vibrava e saltellava sopra il pavé. Mi piaceva, sarei rimasto in sella a Monica Vitti anche tutta l’estate, e non solo perché le mattonelle irregolari mi permettevano a ogni movimento di avvertire le tette sode di Anita premere contro la mia schiena”.
C’è tanta musica in questo romanzo e visti i trascorsi professionali di Federico Russo non avrebbe potuto essere diversamente. Tantissimi i brani e gli autori più o meno noti che vengono citati, ed è bello poter sfruttare la tecnologia oggi giorno disponibile e leggere queste pagine collegati al Web ascoltando, a mano a mano che le si incontrano, le canzoni che l’autore ha voluto legare al suo racconto.


Bello rendersi conto insieme ai protagonisti che, nonostante tutto, si può diventare adulti e farsi carico delle proprie responsabilità anche senza perdere di vista il ragazzo che è dentro ciascuno di noi e che ci accompagnerà, insieme ai nostri amici, per tutta la vita.
Una nota di merito per Federico Russo è l'aver saputo raccontare con la garbata leggerezza e doveroso rispetto la profondità una storia vera da lui vissuta in prima persona, senza cadere in facili pietismi.

Da leggere, perché è “meglio avere un 45 giri dei Beatles che l’intera discografia di Michael Bolton.”

L’incipit.
A pensarci bene, non credo di aver mai sognato Anita così com’è nella realtà. Intendo fisicamente. In sogno so che è lei quella davanti a me, ma la faccia è diversa. Cambia ogni volta. Può avere le sembianze dell’attrice che ho visto la sera prima al cinema o in dvd, della fornaia sotto casa, della signora della pasticceria che ogni mattina mi tiene da parte il cornetto alla crema, della cassiera del supermercato che gentilmente mi ha aspettato per chiudere la cassa, di una ballerina, un’annunciatrice o un’inviata che ho visto in tv, di Lilli Gruber, di uno squalo martello visto su National Geographic. Ma è lei, lo so.


Nota: oltre alla Vespa c'è una bella storia, c'è tanta bella musica e c'è una città bellissima a fare da scenografia. In pratica ci sono tutti gli ingredienti per far uscire questa vicenda dal bianco e nero delle pagine di carta per gli spazi in technicolor degli schermi cinematografici. Più che una speranza un augurio.


È possibile ascoltare il podcast della presentazione del libro ospitata dal Caffè Letterario "le Murate" di Firenze in data 22 novembre 2011, alla presenza dell'autore e del sindaco della città Matteo Renzi: clicca QUA.

Federico Russo
CI SI METTE UNA VITA
Einaudi

Questo libro è disponibile tra i titoli a catalogo della LIBRERIA UNIVERSITARIA

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