John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

Sognando Jupiter

Ted Simon

Un’incomprensibile falla del sistema editoriale per lunghi anni ha privato i lettori italiani delle pagine di un classico della letteratura motociclistica di viaggio quale è “Jupiter”. A questa lacuna ha posto rimedio nel 2010 la Elliot e sempre grazie a Elliot, a solo dodici mesi di distanza, possiamo tornare a viaggiare sulle pagine più recenti di Ted Simon. Il resto del mondo per farlo ha dovuto attendere trent’anni. Tanti ne erano trascorsi da quel suo primo leggendario giro del mondo meravigliosamente narrato. Ted Simon, incurante dell’anagrafe, è ben lontano dal considerarsi motociclisticamente pensionato nonostante un viaggio del genere non aiuti certo a ignorarlo:
“Mai prima di quel momento ero stato così dolorosamente cosciente della mia età”.
Rimonta quindi in sella, lascia la Triumph per una BMW (un vero peccato non abbia pensato a una Vespa!) e riprende la strada per scoprire cosa è cambiato dopo tanti anni nel mondo, in quegli stessi luoghi da lui già attraversati:
“Ora, dopo tutti questi anni, è impossibile che quegli uomini siano ancora qui. E anche se ci fossero, cosa mai potrei rappresentare io, per loro? Perché dovrebbero ricordarsi di me, quando in migliaia son passati di qui, da allora? Ero venuto per scoprirlo.”
Ed è grande la sua gioia quando riesce a ricucire il filo della storia.
“Incredibile, mi dissi, come semplicemente facendo ciò che desideravo - girare il mondo -, senza alcun intento altruistico, avessi influenzato la vita di tante persone incontrate lungo il cammino. Anche se, ovviamente, il merito era loro, perché mi avevano spalancato braccia e cuore.”
In tanti, pur non avendo mai incontrato Ted Simon di persona, hanno in qualche modo cominciato a guardare alla loro esistenza con uno sguardo diverso dopo aver letto le sue pagine. Molto probabilmente la magia tornerà a ripetersi con questo “Sognando Jupiter”: è immutato infatti il suo entusiasmo nell’approccio al viaggio, sebbene più consapevole e ponderato. A volte i volumi successivi a un best seller patiscono un calo di tensione rispetto ai primi. Non è certo il caso di “Sognando Jupiter”, dove Ted Simon non si risparmia e mette su carta non solo i chilometri ma anche il suo cuore: l’amore venne a scandire alcune tappe del suo primo giro del mondo e non poteva essere diversamente in questa nuova avventura.
“Evidentemente l’esperienza del viaggio amplifica talmente la sensibilità e la gioia dell’esser vivi che queste emozioni devono trovare uno sbocco e, nel mio caso, l’amore è la più immediata delle vie di sfogo.”.
In trent’anni di cose al mondo ne erano cambiate parecchie. Il modo di comunicare tra le persone, la maniera di condividere esperienze ed emozioni. Ted Simon non poteva restarne immune e per questa sua nuova partenza nell’era di Internet impensabile non trovarsi a fare i conti con il Web:
“L’improvvisa consapevolezza di quanto ero cambiato mi colpì come un pugno nello stomaco. Ero davvero diventato comunicazione-dipendente, passavo il tempo a ricevere e inviare email, a pubblicare post sul mio sito... e non ero più capace di abbandonarmi, semplicemente e serenamente, alle situazioni e ai luoghi dove mi trovavo. Che fine aveva fatto quel “Giove” che in India si era seduto ad aspettare placido sotto un albero, certo che prima o poi sarebbe arrivato un aiuto e, con lui, una nuova avventura?”.
Ted Simon parte per questa sua seconda grande avventura all’inizio del 2001, incosciente, come lo era del resto tutta la civiltà occidentale, di quanto sarebbe cambiato il nostro modo di vivere a partire dall’11 settembre di quello stesso anno. Inevitabili, ma non solo per le conseguenze di quella data, le sue considerazioni nell’epilogo del romanzo:
“Negli anni Settanta tornai dal mio viaggio con in mente la stravagante immagine della razza umana come un cancro che devasta la terra. Oggi non c’è più niente di stravagante in quel paragone”.

Da leggere, perché è solo viaggiando con se stessi che ci si può avvicinare ai propri confini.

L’incipit.
“Nei miei ricordi appare come un fantasma, una figura senza contorno, poco più di una presenza che si dilegua appena cerco di metterla a fuoco e prende vita se mi distraggo. Quando ci siamo conosciuti, trent’anni fa, per me non rappresentava altro che una curiosità senza importanza, ma ora è riemerso da qualche piega dell’inconscio, acquistando forza. Era un marinaio sulla Zoe G, l’unica nave che all’epoca accettò di portare me e la mia moto dall’Africa al Sud America."

SOGNANDO JUPITER
Ted Simon
Ed. Elliot

Questo volume è disponibile nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

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