John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

I Viaggi di Jupiter

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“Non basta volare, né navigare. Bisogna restare a terra, e inghiottire i moscerini mentre si viaggia: solo così il mondo diventa immenso” (...) Non avevo la moto né la patente per guidarla, eppure mi sembrò ovvio sin dall’inizio che era proprio quello il modo di viaggiare, e che avrei potuto risolvere tutte le difficoltà”.
Nel 1973 Ted Simon era un giornalista di 43 anni e davanti a se aveva la prospettiva di 80.000 chilometri intorno al mondo da percorre nel giro di un paio d’anni. Alla fine i chilometri saranno 103.000 e quattro gli anni lontano da casa. Un viaggio in moto iniziato in maniera quasi comica data l’inesperienza dell’autore:

“L’arte di infilare una casa e un garage in quattro valige si può imparare soltanto con l’esperienza. A quel tempo ero ancora nella fase della ‘carriola strazeppa’ e la moto aveva proprio quell’aspetto, e anche quella consistenza”.

Partendo in questo modo, senza sovrastrutture mentali da biker giramondo, il viaggio prende vita propria. Ed è così che grazie alla buona penna di Ted SimonI viaggi di Jupiter” diventano quel libro che ancora oggi, nonostante siano trascorsi oltre trent’anni dalla prima pubblicazione, sa raccontare meglio di tanti altri l’essenza del viaggiare in motocicletta. Un plauso quindi alla “Elliot Edizioni” per aver colmato la lacuna portando di nuovo “I viaggi di Jupiter” sugli scaffali delle librerie italiane: emblematico il fatto che la prima edizione italiana, nel 1979 a opera delle edizioni Petrini fosse stata sotto forma di libro di testo di narrativa per la scuola dell’obbligo.
Il racconto inizia in India, durante il penultimo anno di viaggio, con l’episodio che da il titolo a questo romanzo. Da lì Ted Simon ripercorre tutta la strada fatta fino a quel giorno, per chiudere il cerchio con il ritorno a casa: “Persino adesso ricordo con chiarezza le sensazioni alla fine del viaggio: esso è stato il culmine della mia vita”. 450 pagine di viaggio che avrebbero potuto - anzi, dovuto! - essere molte di più vista l’incredibile quantità di esperienze, aneddoti e vicissitudini, inevitabili in anni e anni di cammino ininterrotto. Il viaggio del lettore segue di pari passo le emozioni e l’entusiasmo che l’autore sa trasmettere. L’euforia dei primi mesi di viaggio, il passaggio veloce attraverso certe nazioni e le soste più lunghe in altre dove sentiva il bisogno di farlo. La stanchezza e la mancanza di stimoli degli ultimi mesi, le ultime migliaia di chilometri consumate in fretta, senza troppa attenzione a luoghi e persone, perché il viaggio, indipendentemente dalla sua lunghezza e dalla sua durata, avrebbe potuto essere tale solo tornando al luogo della partenza. Una vita, la sua, che non avrebbe più potuto essere la stessa una volta tornato a casa:

“E dopo quel sublime momento, ogni cosa sarebbe potuta essere una lunga, monotona discesa, ma il successo del libro, e la sua capacità di ispirare gli altri, ha trasformato la mia vita in una tappa dello stesso viaggio”.

I lettori sono avvertiti, leggere Ted Simon può essere pericoloso:

“Qualcuno - più di qualcuno - ha detto che questo libro gli ha proprio cambiato la vita”.

Più che una minaccia, un augurio.


Ted Simon

Questo volume è reperibile nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA.

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