John Steinbeck

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Se il grande scrittore John Steinbeck avesse voluto prendersi una motocicletta, avrebbe di certo scelto una Vespa. L'incipit di un suo bellissimo romanzo, Viaggio con Charley, parafrasato in chiave vespistica è perfetto. Steinbeck scrisse quel romanzo nel 1962. Io sarei nato soltanto l'anno dopo. "Charley" è il nome con cui ho battezzato il mio vespone, un P125X del 1981. (leggi l'incipit "parafrasato").

L'EREDITÀ DI JUPITER

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Ted Simon
L'EREDITÀ DI JUPITER
Elliot Edizioni

Inevitabile per Ted Simon tornare sugli scaffali delle librerie con un nuovo libro con il quale, in qualche modo, cercare di chiudere il cerchio di quella grande avventura on the road che è stata la sua vita.
É sempre il viaggio il fulcro attorno al quale si sviluppa il racconto, ma non ci sono i chilometri scanditi dalle tappe e dagli incontri, c'è la vita di un uomo che si è fermato dopo aver vissuto per anni sulla strada.
Aver visto tutto il mondo porta inevitabilmente a riflettere sulla nostra epoca e sul consumismo imperante. Viaggiare lo ha portato ad allontanarsi dagli standard della vita occidentale, per avvicinarsi alla realtà delle cose più semplici e naturali, dal cibo allo stile di vita, a cose più profonde, come il rapporto con la morte.

"La vita è impregnata di morte e sarebbe meglio per noi comprendere questo dato di fatto in modi più naturali e meno sensazionali che leggendo articoli di cronaca e guardando immagini di lontane violenze".

Con lo scorrere delle pagine i ricordi del rientro in patria e della stesura dei suoi scritti si alternano e si intrecciano a quelli legati ai viaggi, in quella che è una vita vissuta tra pagine e chilometri:

"(...) di li a poco ci ritrovammo in una graziosa vallata piena di pascoli, enormi querce e vecchi fienili, in mezzo alla quale sorgeva una cittadina (...) una fila di edifici bassi conducevano a un altro ristorante e, andando a bere un caffè, nel mezzo scoprimmo un filone d'oro. Si chiamava libreria Yolla Bolly, e noi gettammo un'occhiata distratta attraverso la vetrina aspettandoci di vedere i soliti scaffali pieni di best seller dozzinali, biglietti di auguri e souvenir. Ma questa era una libreria vera, un negozio che saremmo stati sorpresi di trovare persino a Londra o San Francisco".

Ted Simon, un po' come Giorgio Bettinelli nel suo ultimo libro, racconta più di se stesso che dei suoi viaggi, arrendendosi al fatto che l'uomo che oggi si è fermato è tutta un'altra persona rispetto a quella che prese le strade del mondo tanti anni prima. Un uomo liberato dal giogo della ripetitività quotidiana ma "condannato" ad un ruolo che, nella sua precarietà, è decisamente invidiabile.

"Non lavoro in modo continuativo da molto tempo e non incoraggerei nessuno ad assumermi, giacché sono diventato piuttosto inidoneo al lavoro. Il mio reddito è instabile quanto un comignolo di mattoni durante un terremoto, e frequentemente collassa del tutto. (...) Quando viaggio non sono intralciato da aspettative di comodità e vantaggi. Meglio ancora, non devo mai rientrare in ufficio".

Un libro questo "L'eredità di Jupiter" che fissa in un quadro quella che è stata la vita di Ted Simon e, forse per questo, più utile all'autore che ai suoi lettori. Un libro da leggere per tutti quelli che hanno già viaggiato sulle pagine dei due libri precedenti ("i viaggi di Jupiter" e "Sognando Jupiter"), con la speranza di perderci anche noi, un giorno, lungo una strada, in qualche parte del mondo.

INCIPIT

Se la vita è un viaggio, allora i migliori viaggi dovrebbero somigliare alla vita, che è un'altalena di alti e bassi. Quando arrivai a Penang, una splendida isola al largo delle coste della Malesia, non immaginavo quanto la mia vita potesse precipitare in basso, ma se proprio doveva, quello era di certo il posto più stimolante.

Ted Simon
L'EREDITÀ DI JUPITER
Elliot Edizioni

Questo libro è disponibile tra i titoli a catalogo della LIBRERIA UNIVERSITARIA: acquistandone una copia attraverso i link pubblicati in questo Weblog una piccola percentuale della vostra spesa contribuirà al mantenimento di “Chilometri di Parole in Vespa”. Grazie.





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