Quattro chiacchiere con Paolo Roversi

Sabato 29 marzo ho incontrato Paolo Roversi in occasione della presentazione del suo ultimo libro "Niente baci alla francese" presso la Sala Consiliare del Comune di Galliate Lombardo. Un'occasione da non perdere per porgli qualche domanda a proposito della sua Vespa.
d.) Nella tua veste di scrittore è mai capitato che ti facessero domande sulla Vespa?
PR) Non in particolare. In genere si limitano a chiedermi se anch'io possiedo una vespa...

d.) Leggendo i tuoi libri si colgono tante affinità tra te e il personaggio di Enrico Radeschi, il protagonista dei tuoi romanzi: la prima domanda quindi è d'obbligo: il "Giallone" esiste veramente?
PR) Certo! C'è anche una mia foto, vecchia di almeno otto anni, a dimostrarlo!
d.) Allora presentamelo: quando è entrato nella tua vita?
PR) L'ho acquistato una decina di anni fa, una Vespa 50 del 1974. Facevo il cronista di nera e mi serviva un mezzo per spostarmi velocemente e assecondare i capricci del mio capo redattore... proprio come Radeschi!

d.) Hai pensato quindi che quello che era il tuo mezzo di trasporto potesse esserlo anche per il protagonista dei tuoi romanzi: sarebbe stato così anche se si fosse trattato di un motociclo meno "carismatico" di una Vespa?
PR) No. La Vespa ha un "appeal" particolare che la rende unica, non è solo un mezzo di trasporto. Ho voluto che Radeschi si muovesse in Vespa perché è letteraria, evocativa. Eroica mi verrebbe da dire.

d.) Enrico Radeschi si muove per Milano in sella alla sua Vespa. E Paolo Roversi che fa?
PR) Oggi il "Giallone" - che nel frattempo è diventato blu - patisce delle restrizioni che vessano tutti quei veicoli che, come le Vespa, vengono accusati di essere la causa principale dell'inquinamento delle nostre città, Milano in testa, per quanto sia difficile credere che sia proprio così. Quando ho iniziato a scrivere "Niente baci alla francese" si cominciava a parlare di "Ecopass" e delle altre restrizioni. Più di una volta mi sono chiesto perché proprio la mia piccola Vespa dovesse pagare il conto di tutto questo. Gioco forza per uno scrittore farne il possibile movente di un delitto.

d.) Così hai "fatto fuori" il sindaco di Milano e hai dato corpo agli istinti repressi di tanti vespisti: l'avevi calcolato?
PR) Ti dirò di più: nel mio romanzo il sindaco viene ucciso durante la Prima della Scala. Lo scorso 7 dicembre, in occasione della Prima, ecco, se fosse accaduto qualcosa del genere, beh, non sarebbe stato male come lancio promozionale... scherzo naturalmente!

d.) Da come descrivi gli spostamenti di Radeschi in sella al "Giallone" si capisce che tu la Vespa la usi veramente. Nel tuo romanzo "La mano sinistra del diavolo" racconti di una trasferta di Radeschi da Milano alla bassa mantovana. Un viaggetto niente male in sella a un vespino 50: è un viaggio che hai fatto veramente?
PR) No, lo confesso. Non ho mai fatto viaggi così lunghi in Vespa. Il tragitto più lungo che ho percorso è stato da Ventimiglia a Nizza un giorno in cui c'era il diluvio universale. A Mentone mi sono dovuto fermare per asciugare la candela...

d.) A Milano e in Lombardia per le Vespa e gli altri veicoli considerati inquinanti sarà sempre più difficile poter circolare liberamente. Cosa farà Enrico Radeschi, rottamerà il "Giallone" e passerà a un maxiscooter?
PR) Be'... per scoprirlo dovrete leggere il prossimo romanzo!

d.) "Chilometri di parole in Vespa" è la mia modesta rassegna dedicata alla "letteratura vespistica" se così vogliamo definirla. Principalmente, come è giusto che sia, sono racconti di viaggio ma non solo, e i tuoi romanzi ne sono un esempio. Un po' quello che e succede nel cinema, da "Vacanze romane" a "Caro diario", oltre tanti altri cameo. Cosa pensi del fatto che tanti, dopo essersi seduti su una Vespa finiscano per trovarsi a scriverne?
PR) La Vespa ci ricorda come eravamo. Suggerisce un desiderio di libertà, di viaggiare. Ci aiuta a resistere contro l'imbarbarimento come dice anche Radeschi.
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I libri di Paolo Roversi sono presenti nel catalogo online della LIBRERIA UNIVERSITARIA

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