Memory Girl

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L'incipit:
“In una luminosa sera d'estate a Milano una ragazza e un ragazzo stanno per condividere un ricordo. Clarice esce dalla redazione alla fine di una giornata di lavoro, Marco la aspetta fuori, seduto sulla sua Vespa. È come uno scatto fotografico negli occhi di entrambi, l'istantanea di questo tramonto di giugno”.

Confesso di aver approcciato la lettura di questo romanzo con un certo scetticismo, non tanto per il libro in sé, l'autrice è una giornalista molto conosciuta ed è cosa nota che le storie, spesso e volentieri, i giornalisti le sanno scrivere molto meglio di tanti scrittori.

La diffidenza era nei confronti del sottoscritto che, stagionato lettore, assai poco corrisponde al target di un romanzo di genere “young adult”, ovvero destinato alla platea dei lettori adolescenti. Un libro che per di più, nello specifico, strizza l'occhio alla quota rosa di questa nicchia di mercato di giovanissimi, ma invece...

Invece è andata a finire che nel giro di una decina di pagine - lette per dovere più che per piacere – mi sono trovato sempre più a mio agio in questa storia gentile dove c'è anche una Vespa blu che, con discrezione, si ritaglia un ruolo piccolo ma tutto suo.

“La Vespa blu notte sembra guardarmi come una delle macchine con un'anima dei film d'animazione della Pixar, e ha l'aria di domandarmi «Cosa aspetti a indossare il casco e a rimetterti in marcia? Sono stanca di restare ferma in questo cortile ad aspettarti!».

Protagonista ed eroina, anzi, supereroina di questo romanzo è Clarice, giovane giornalista che si occupa di cinema per un'importante testata milanese. Come ogni supereroe degno di tale qualifica anche Clarice un bel giorno scopre di avere un superpotere molto particolare e potentissimo: quello di risvegliare i ricordi nelle persone. La sua grande passione per la settima arte fa si che i ricordi di quanti avvicina e aiuta non restino relegati nelle pieghe della memoria ma sboccino vividi e “reali”, come scene di un vecchio film che per qualche minuto resta visibile non solo all'interessato ma anche a chi si trova insieme a loro.


Ad aiutare Clarice a prendere coscienza della potenzialità e dell'importanza che può avere questo suo dono speciale ci sono due amici: Luna, amica del cuore e avvocata impegnata nella tutela dei diritti delle donne e Michele, medico pediatra impegnato nel volontariato, che il ruolo di semplice amico però lo sente sempre più stretto.

E poi c'è Marco, pure lui giornalista, che nella storia riveste il ruolo di “ex” di Clarice, la quale sembra non aver ancora ben chiarito a se stessa se quella col brillante collega sia da considerare una storia davvero finita.

Diverse piccole vicende di contorno si intrecciano alla trama del romanzo: c'è la giovane atleta che denuncia una violenza subita ma non viene creduta, c'è l'anziano proprietario di una storica sala cinematografica in crisi, c'è l'immigrato che fa del suo meglio per integrarsi e farsi raggiungere dalla famiglia. Piccole storie di giustizia sociale e di solidarietà, temi importanti affrontati con leggerezza ma anche con rispetto.

MEMORY GIRL è una buona lettura impreziosita da un'infinità di rimandi e di citazioni cinematografiche (alla fine del romanzo i numerosi credits impegnano ben tre pagine!), e non avrebbe potuto essere diversamente dato che Anna Praderio – alla sua opera prima – è da lungo tempo un'apprezzata giornalista di cronaca cinematografica nonché volto e voce notissima del TG5.

“Accendo il motore, esco in strada, mi dirigo verso i Bastioni, prendo confidenza con il nuovo scooter e mi sembra sia con me da sempre. Faccio un giro lungo i Navigli, e insieme al sentimento di appartenenza alla mia città, provo una sensazione fisica di libertà. È strano, questo regalo che mi ha procurato così tanto dolore, perché legato a una separazione, ora si rivela subito una presenza amica, familiare, che mi fa sentire bene”.

sinossi editoriale:
Clarice ha venticinque anni e una passione per le storie. Quelle degli altri – fa la giornalista – e le proprie, in forma di ricordi anche dolorosi e fotografie dentro una scatola. L’ultima: un grande amore finito. In una magica notte alla Mostra del Cinema di Venezia, con una diva hollywoodiana che le chiede aiuto e una canzone di Amy Winehouse in testa, scopre di avere un dono: un potere inspiegabile, capace di svelare verità e accendere speranze. Missione dopo missione, al passo di La La Land e con la grazia di Colazione da Tiffany, in bilico tra concretezza e sogno, Clarice, supereroina della realtà, e i suoi due amici e aiutanti, Michele e Luna, combattono una quieta ma ostinata battaglia per la giustizia. Fa da set una Milano romantica e cinematografica di giardini segreti e balli in maschera che risuona della voce di Timothée Chalamet e delle battute di film intramontabili.


Tra fiaba femminista e urban fantasy, rom-com brillante e romanzo di formazione, Memory Girl è una storia di empowerment attualissima, attraversata dall’amore per il cinema: una mappa di citazioni, ricordi e consapevolezze con cui Clarice si orienta per costruirsi – ancora prima di un futuro – un suo posto qui, ora. Con l’invincibile leggerezza di un musical e della vita quando è ancora tutta da vivere.

Anna Praderio è una giornalista Mediaset della redazione del TG5, il telegiornale per cui segue la cronaca cinematografica dalla fondazione nel 1992. Dal 2007 cura la rubrica “Note di Cinema” per il canale tematico Iris. Ha scritto per le pagine milanesi del quotidiano “la Repubblica” ed è membro dell’Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello.

In collaborazione con Gallucci Editore, che ringrazio per la fiducia e la disponibilità.

L'ultima cosa che sai

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SEGNALAZIONE EDITORIALE

12 gennaio 2026: viene presentato oggi in anteprima nazionale a Milano - e da domani sarà in tutte le librerie - il nuovo romanzo firmato da Paolo Roversi, ennesimo titolo che va ad aggiungersi alla fortunata saga che ha per protagonista il giornalista-hacker Enrico Radeschi, spesso e volentieri in sella al suo Giallone, fido vespino pittato a bomboletta classe 1974

dalla sinossi editoriale:

Aprile 2019. Il giornalista hacker Enrico Radeschi è in viaggio verso Capo di Ponte Emilia, il suo borgo natale nella Bassa padana, dove non mette piede da troppo tempo. Vuole fare una sorpresa ai genitori per Pasqua, ma anche allontanarsi dal caos di Milano e dalla separazione col Danese, una ferita che ancora brucia. In sella al Giallone, la sua inseparabile Vespa gialla del 1974, arriva in paese giusto in tempo per una notizia che gela il sangue: in una delle zone più isolate della golena del Po è stato ritrovato un cadavere. Il corpo è disposto in modo rituale: braccia incrociate, gambe tese, e tra le dita stringe un orologio con le lancette ferme sulle 3.15. A occuparsi delle indagini è la stazione locale dei carabinieri, guidata dal maresciallo Giorgio Boskovic, affiancato dal brigadiere Gennaro Rizzitano, ex compagno di scuola di Enrico e memoria storica del borgo. Ben presto si capisce che quel dettaglio – le lancette ferme – non è una coincidenza, ma il marchio del “Mostro del Po”, un serial killer che negli anni Sessanta aveva seminato il terrore lungo le rive del fiume. Un’informazione mai divulgata all’epoca, che ora riaffiora come un richiamo dal passato. I suoi crimini, rimasti irrisolti, sembrano tornare a galla, trascinati dalla corrente di un fiume che non dimentica. Ben presto il numero delle vittime cresce e Radeschi si ritrova invischiato in un’indagine dove tutto ruota attorno alla memoria, alle leggende, ai conti in sospeso. C’è chi ricorda troppo e chi finge di non sapere, e chi sussurra del «Tribunale delle Acque», un’antica leggenda risalente addirittura ai tempi dei Gonzaga che racconta di una corte soprannaturale pronta a giudicare le anime dei peccatori, nelle notti senza luna, sulle sponde del grande fiume. Ma la storia non si muove solo tra argini e pioppeti. A Milano, nelle stesse ore, il vicequestore Loris Sebastiani indaga su quello che a prima vista sembra un suicidio: un professore del Politecnico trovato morto nel suo appartamento. Dietro l’apparenza si nasconde però un omicidio ben orchestrato. In assenza di Enrico, per addentrarsi nei meandri digitali della vita della vittima, Sebastiani è costretto ad affidarsi a Liz, la giovane e brillante hacker filippina che da tempo lavora al fianco di Radeschi. Mentre Milano e la Bassa si parlano a distanza, fino ad arrivare a toccarsi, Radeschi si ritrova a fare la spola fra i due mondi, trascinato in una doppia indagine che affonda tra mitologia fluviale e vendette rimaste sospese troppo a lungo. Nel cuore della nebbia e della memoria, il nostro giornalista hacker dovrà fare i conti con il passato della sua terra e con la spietatezza che regna sotto la Madonnina. Ma anche con le bugie taciute, le verità sepolte e le colpe che il Po restituisce quando meno te lo aspetti. Perché l’acqua conserva tutto. E il fiume, si sa, prima o poi presenta il conto.



I passeri di Sestriere

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Così come non sono il numero di chilometri percorsi o la quantità di tempo passato in strada a fare di un lungo giro in Vespa un viaggio vero, non è certo il numero di pagine in cui si sviluppa un racconto a fare di quel testo un libro.

Da sempre sostengo (l'ho anche messo nero su bianco) che ogni volta che si monta in Vespa qualunque giro, qualunque spostamento, nasconde in sé il potenziale per diventare un'esperienza da ricordare.

A Giuseppe Zironi per vivere le emozioni di un vero viaggio è stato sufficiente andare a far visita a sua figlia (tra andata e ritorno poco più di 3.500 chilometri, quelli che separano Reggio Emilia da Londra). Una cinquantina di pagine sono invece quelle che gli sono bastate per fare del racconto di questo suo viaggio un piccolo libro tutto da godere.

Un libro piccolo ma sincero:
“A Lodi mi prende la sensazione di essere un cretino, che fa tutto da solo perché non trova nessuno che lo accompagni. D'un tratto l'Inghilterra mi sembra incredibilmente lontana.”.

E la Vespa, al solito, mette subito in chiaro chi comanda:
“... spedivello, la Vespa non parte. Bestemmio moltissimo e come spesso accade funziona. Il vecchio aggeggio si mette in moto per rifermarsi un po' dopo nel bel mezzo di una rotonda lontana da tutto...”, un malfunzionamento più che un vero e proprio guasto, ed è subito avventura, perché poche cose sono in grado di mettere un individuo errante in contatto con i più improbabili rappresentanti dell'umanità quanto un vespista in panne.

L'autore è bravo nel raccontare con un velo di autoironia quelle che sono le paure e le incertezze di chi si trova da solo, lontano da casa e in terra straniera, costretto (da se stesso) a mettere la sua vita nelle mani di un apparato meccanico che ha il suo bello in quelli che sono i suoi limiti e i suoi difetti:
“Viaggio tra grandi camion e macchine enormi e il faro della Vespa fa meno di uno stoppino. Una lucciola attaccata a un guscio di noce in mezzo all'oceano in tempesta”.


Pagine divertenti che si lasciano leggere e scivolano via veloci ma, come la Vespa, senza correre troppo.
Il ritorno a casa e la conseguente fine del viaggio al solito arrivano troppo presto, un momento di smarrimento che chi viaggia ben conosce ma che però dura poco:
“... fino al prossimo viaggio, che vorrei fosse già domani, ma che davvero non so se farò mai. Un uomo avanti con gli anni, su un mezzo del 1981, senza visitare un tubo, rischiando la pelle e mangiando poco. Perché? La risposta non esiste, l'ho già detto che si naviga a vista”.

Giuseppe Zironi scrive bene e la cosa non stupisce, nella vita egli infatti è fumettista, sceneggiatore e musicista. È lui a firmare la storia “Topolino e la promessa ripromessa” pubblicata sul n. 3653 dello storico giornalino a fumetti disneyano presentata nel precedente articolo di questo Weblog.

A questo link l'articolo del Web magazine "Emilia24" che racconta del viaggio di Giuseppe Zironi e diverse immagini.

TOPOLINO n. 3653

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TOPOLINO n. 3653
26 novembre 2025
Un viaggio in “Vespa” che parte da Topolinia e arriva a Capo Nord!

Sulla cover del n. 3653 dello storico fumetto TOPOLINO il topo disneyano è raffigurato accanto a uno scooter le cui linee richiamano quelle dell'amato scooter made in Pontedera (doveroso precisare che nelle pagine però non è mai nominata esplicitamente come tale).

Nella storia che ha per titolo “Topolino e la promessa ripromessa” troviamo Topolino che, nelle vesti di esploratore accampato nelle terre glaciali oltre il Circolo Polare Artico, viene a conoscenza di un vecchio scooter ripescato dalle acque del Mare del Nord dalla storia misteriosa.

Le sue indagini lo portano a scoprire il nome del proprietario (un italiano di nome Marcello) partito in gioventù alla volta della Scandinavia per amore. Topolino lo rintraccia e... il resto della storia vi lascio il piacere di scoprirlo da soli!


Come dicevo la Vespa non viene mai citata, ma che la redazione di Topolino Magazine abbia voluto tributare un omaggio proprio alla Vespa è un sospetto più che lecito, anche perché in coda alla storia d'apertura troviamo un articolo in cui Antonella Murolo sottolinea come il “viaggiare in scooter” sia “un'esperienza unica, diversa da tutte le altre”.


L'articolo continua con un'intervista allo sceneggiatore che firma la storia, Giuseppe Zironi, che racconta i suoi trascorsi di “viaggiatore in scooter” con esperienze importanti lungo le strade europee e sulle piste del nord Africa. Le foto dell'articolo poi fugano ogni dubbio riguardo a quale sia lo “scooter” che si è voluto omaggiare con questa storia a fumetti.


Zironi confida di seguire a distanza e con grande interesse l'interminabile viaggio in corso di svolgimento da ormai diversi anni di Vespanda - Ilario Lavarra partito da Milano nel 2019 per un giro del mondo “slow” che non ha nessuna fretta di portare a compimento, e come si può dargli torto?, la magia della Vespa in fondo è proprio questa, un orizzonte di libertà in cui ci sei solo tu con la tua Vespa a decidere quale sarà la strada!

Ennesima dimostrazione di quanto sostengo nel mio magico librino “Le Infinite Strade della Vespa”, ovvero che le strade della Vespa infinite lo sono per davvero.

Giuseppe Zironi è anche autore di un piccolo libro dal titolo "I passeri di Sestriere" in cui racconta del suo viaggio in Vespa da Reggio Emilia a Londra per andare a far visita a sua figlia.




Vespa My Love

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VESPA MY LOVE
Alberto Bortoluzzi Editore

“Vespa My Love è il racconto di un’avventura durata due anni, un omaggio alla Vespa che mi ha portato a girare tutte le regioni d’Italia (…). Non è stato per niente facile, ma chi mi conosce sa che quanto più una sfida è difficile, quanto più mi esalto...”.


VESPA MY LOVE è un libro ma non è un libro... o meglio: in effetti è sì un libro, un bel libro tra l'altro, illustrato e stampato su carta di pregio che racconta come in un diario le tappe di un lungo viaggio “on the road”, la storia vera del percorso di un progetto itinerante che ha toccato tutte (o quasi) le Regioni italiane, ma nonostante questo non è un vero e proprio romanzo. O meglio, non solo.

Nel senso che è anche una sorta Bignamino vespistico che dedica una paginetta ciascuno alla storia di quelli che sono stati i modelli di Vespa più significativi prodotti dalla Piaggio dal 1946 fino ai giorni nostri, con tanto di scheda tecnica riepilogativa con i dati costruttivi. Ma non basta, perché oltre a essere un bel libro, un romanzo “on the road” e un piccolo saggio di cultura vespistica è soprattutto il catalogo d'arte ufficiale di una mostra fotografica.

E come ogni catalogo d'arte che si rispetti si tratta di un'edizione a tiratura limitata: n. 110 copie numerate e autografate dall'autore che ne fanno – oltre che un bel libro - un pregiato pezzo da collezione ambito sia dagli appassionati di Vespa che dagli appassionati d'arte e di fotografia, perché a firmarlo è Alberto Bortoluzzi, affermato e pluripremiato professionista dell'obiettivo (diversi suoi scatti sono stati pubblicati dalle più importanti testate di settore, è stato nominato Master ILFORD Italia oltre ad aver vinto prestigiosi concorsi internazionali, tra gli ultimi il Premio Chatwin fotografia nel 2022).


VESPA MY LOVE è tutto questo ma forse è anche qualcosa di più, perché c'è anche un pizzico di magia. La magia dell'immagine quando la fotografia si fa arte. I diversi modelli di Vespa che l'autore immortala da protagonisti ambientandoli in quelli che sono gli scorci più rappresentativi di ogni Regione, anche se a un primo sguardo lo sembrano non sono vere e proprie Vespa, bensì accurati modellini da collezione, riproduzioni in scala 1:18 fedeli agli originali che Bortoluzzi riesce a rendere reali grazie a un'aiutante speciale, una riproduzione 3D di sé stesso che si ripropone in ogni scatto, un piccolo cameo di hitchcockiana memoria che fa la differenza.


Per illustrare e mostrare in concreto la genesi e lo sviluppo di questo suo originalissimo lavoro Alberto Bortoluzzi ha prodotto e realizzato un interessante documentario che dopo essere stato mostrato in anteprima proprio a Pontedera – sede storica degli stabilimenti Piaggio - nel contesto degli eventi culturali dei Vespa World Days lì tenutisi nell'aprile dello scorso anno, nella serata di lunedì 3 giugno è stato proiettato in una nuova versione ampliata con nuovi contenuti al MIV – Multisala Impero di Varese, un evento speciale per il lancio della mostra fotografica del progetto VESPA MY LOVE, allestita nella Sala Mostre di VOLANDIA – il Parco e Museo Aeronautico del Volo più grande d'Italia, nonché uno dei maggiori a livello europeo ubicato nelle immediate vicinanze dell'aeroporto della Malpensa. La mostra sarà inaugurata nella mattinata di sabato 7 giugno e sarà visitabile sino alla fine del mese di luglio.


Ah!, quasi dimenticavo: Alberto Bortoluzzi oltre che fotografo è anche un valido narratore ed è l'autore di due piccoli quanto godibili testi di narrativa vespistica, ovviamente già recensiti da questo Weblog: “Vespamente vostro” e “Concerto per Vespa e asfalto”. Con la raccolta di racconti di vita “Long Drink” ha vinto la sezione inediti del Premio Chiara 2024.

Contatti: SCRIVIMI UNA MAIL!

Sei autore di un Vespa-libro, oppure sei un editore e ne hai pubblicato uno? Manda una mail e ti darò istruzioni per l'invio di una copia saggio. Scrivi a: lorenzo205@libero.it